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Gli attivisti della nuova missione della Global Sumud Flotilla erano partiti giovedì 14 maggio per portare via mare cibo e medicine nella Striscia di Gaza superando il blocco navale imposto da Israele, ma tra lunedì e martedì le loro imbarcazioni sono state intercettate dalla Marina israeliana in acque internazionali, al largo di Cipro.

Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

Nel carosello raccontiamo cosa è successo agli attivisti della Flotilla e la reazione del governo italiano.

📷 Jamal Awad/Ansa, Ilia Yefimovich/dpa, ANSA/TELENEWS, ANSA, Tsafrir Abayov/Anadolu via Getty Images, ANSA/Emanuele Valeri


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Gli attivisti della nuova missione della Global Sumud Flotilla erano partiti giovedì 14 maggio per portare via mare cibo e medicine nella Striscia di Gaza superando il blocco navale imposto da Israele, ma tra lunedì e martedì le loro imbarcazioni sono state intercettate dalla Marina israeliana in acque internazionali, al largo di Cipro.

Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

Nel carosello raccontiamo cosa è successo agli attivisti della Flotilla e la reazione del governo italiano.

📷 Jamal Awad/Ansa, Ilia Yefimovich/dpa, ANSA/TELENEWS, ANSA, Tsafrir Abayov/Anadolu via Getty Images, ANSA/Emanuele Valeri


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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

Nel carosello raccontiamo cosa è successo agli attivisti della Flotilla e la reazione del governo italiano.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

Nel carosello raccontiamo cosa è successo agli attivisti della Flotilla e la reazione del governo italiano.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

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Gli avvocati di Adalah, ong palestinese e centro legale indipendente, hanno raccontato che gli attivisti detenuti da Israele avrebbero subìto violenze e gravi abusi fisici e psicologici sia durante l’intercettazione delle barche sia durante il trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, tra Tel Aviv e la Striscia di Gaza.

Ieri pomeriggio è circolato un video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, in cui si vedono attivisti legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod: molti governi lo hanno criticato duramente, tra cui quello italiano, che ha definito le immagini «inaccettabili» e ha chiesto spiegazioni a Israele.

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13 hours ago

L’incriminazione da parte degli Stati Uniti di Raúl Castro, l’ex presidente di Cuba e fratello di Fidel Castro, è la conferma più evidente finora che l’amministrazione di Donald Trump vuole usare a Cuba la stessa tattica impiegata a gennaio contro il Venezuela. L’amministrazione Trump è piuttosto esplicita sulla questione e sta creando dei paralleli diretti tra la situazione del Venezuela e quella di Cuba. Ci sono però differenze sostanziali: ne parliamo nel carosello.

📷 AP Photo/Ramon Espinosa
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16 hours ago

L’incriminazione da parte degli Stati Uniti di Raúl Castro, l’ex presidente di Cuba e fratello di Fidel Castro, è la conferma più evidente finora che l’amministrazione di Donald Trump vuole usare a Cuba la stessa tattica impiegata a gennaio contro il Venezuela. L’amministrazione Trump è piuttosto esplicita sulla questione e sta creando dei paralleli diretti tra la situazione del Venezuela e quella di Cuba. Ci sono però differenze sostanziali: ne parliamo nel carosello.

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Sabato scorso Bernie Sanders è stato al Salone Internazionale del Libro di Torino per parlare con Francesco Costa di “Contro l’oligarchia” (Chiarelettere), il suo libro-manifesto sul vasto e crescente potere dei miliardari e delle grandi aziende tecnologiche.

Nella nuova puntata di Wilson puoi ascoltare la conversazione integrale dell’incontro.

Sanders spiega perché secondo lui Trump non rappresenta la maggioranza degli americani, e perché l’oligarchia è diventata il grande problema delle democrazie occidentali. Ci dirà che l’intelligenza artificiale non va combattuta ma governata, e che la resistenza ucraina deve essere finanziata, sostenuta e armata. E poi: cosa hanno sbagliato i Democratici, come si batte Trump, cosa significa oggi essere progressisti, Gaza, Netanyahu, Putin e il futuro della sinistra americana.

Si ringraziano il Salone del Libro e Chiarelettere.

Wilson è il podcast di Francesco Costa (@francescocosta21) per capire meglio le notizie, e poi farsi un’idea propria. Questa puntata è aperta a tutti gratuitamente sull’app del Post e sulle principali piattaforme.


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20 hours ago

La “depavimentazione” è la rimozione dell’asfalto dagli spazi cittadini e la sua sostituzione con aiuole, giardini o prati. L’obiettivo principale è ridurre l’effetto “isola di calore”, cioè quel microclima più caldo creato da strade, piazze e parcheggi asfaltati che, essendo superfici scure, rilasciano più calore. In Italia la depavimentazione è una pratica conosciuta e promossa da molte amministrazioni comunali, ma Genova è la prima città ad averla inserita nel proprio piano urbanistico introducendo anche incentivi per i privati che decidono di farla.

Nel carosello spieghiamo i benefici della depavimentazione e raccontiamo alcuni dei progetti realizzati negli ultimi anni in Italia e in Europa.

📷AP Photo/Eduardo Verdugo, Tim Boyle/Getty Images, AP Photo/Krit Phromsakla Na Sakolnakorn, Mustafa Yalcin/Anadolu via Getty Images, ANSA/Frank Hoermann / SVEN SIMON


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1 days ago

La “depavimentazione” è la rimozione dell’asfalto dagli spazi cittadini e la sua sostituzione con aiuole, giardini o prati. L’obiettivo principale è ridurre l’effetto “isola di calore”, cioè quel microclima più caldo creato da strade, piazze e parcheggi asfaltati che, essendo superfici scure, rilasciano più calore. In Italia la depavimentazione è una pratica conosciuta e promossa da molte amministrazioni comunali, ma Genova è la prima città ad averla inserita nel proprio piano urbanistico introducendo anche incentivi per i privati che decidono di farla.

Nel carosello spieghiamo i benefici della depavimentazione e raccontiamo alcuni dei progetti realizzati negli ultimi anni in Italia e in Europa.

📷AP Photo/Eduardo Verdugo, Tim Boyle/Getty Images, AP Photo/Krit Phromsakla Na Sakolnakorn, Mustafa Yalcin/Anadolu via Getty Images, ANSA/Frank Hoermann / SVEN SIMON


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La “depavimentazione” è la rimozione dell’asfalto dagli spazi cittadini e la sua sostituzione con aiuole, giardini o prati. L’obiettivo principale è ridurre l’effetto “isola di calore”, cioè quel microclima più caldo creato da strade, piazze e parcheggi asfaltati che, essendo superfici scure, rilasciano più calore. In Italia la depavimentazione è una pratica conosciuta e promossa da molte amministrazioni comunali, ma Genova è la prima città ad averla inserita nel proprio piano urbanistico introducendo anche incentivi per i privati che decidono di farla.

Nel carosello spieghiamo i benefici della depavimentazione e raccontiamo alcuni dei progetti realizzati negli ultimi anni in Italia e in Europa.

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La “depavimentazione” è la rimozione dell’asfalto dagli spazi cittadini e la sua sostituzione con aiuole, giardini o prati. L’obiettivo principale è ridurre l’effetto “isola di calore”, cioè quel microclima più caldo creato da strade, piazze e parcheggi asfaltati che, essendo superfici scure, rilasciano più calore. In Italia la depavimentazione è una pratica conosciuta e promossa da molte amministrazioni comunali, ma Genova è la prima città ad averla inserita nel proprio piano urbanistico introducendo anche incentivi per i privati che decidono di farla.

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La “depavimentazione” è la rimozione dell’asfalto dagli spazi cittadini e la sua sostituzione con aiuole, giardini o prati. L’obiettivo principale è ridurre l’effetto “isola di calore”, cioè quel microclima più caldo creato da strade, piazze e parcheggi asfaltati che, essendo superfici scure, rilasciano più calore. In Italia la depavimentazione è una pratica conosciuta e promossa da molte amministrazioni comunali, ma Genova è la prima città ad averla inserita nel proprio piano urbanistico introducendo anche incentivi per i privati che decidono di farla.

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha pubblicato un video in cui cammina con fare ostile e sprezzante tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla, legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod in Israele. Tra gli attivisti trattenuti da Israele ci sono anche diversi italiani e il governo italiano ha criticato molto duramente il trattamento che stanno subendo, definendolo «inaccettabile». Gli attivisti erano stati portati ad Ashdod dopo che la nuova missione della Flotilla, che voleva portare cibo e medicine a Gaza via mare e superando il blocco navale di Israele, era stata intercettata dalla Marina israeliana al largo di Cipro.

Il video mostra un trattamento brutale nei confronti degli attivisti da parte delle forze dell’ordine israeliane. All’inizio si vede una persona trascinata a terra dopo che aveva urlato al ministro «free Palestine». Dopo si vedono file di persone ammanettate e inginocchiate con la fronte a terra sia all’interno di quello che sembra un capannone sia fuori sotto al sole. Quando le riprese si spostano fuori si sentono gli altoparlanti che trasmettono l’inno di Israele, mentre le persone sono a terra. A un certo punto si vede una persona bendata.

Nel video Ben Gvir gira sprezzante e quasi sorridente tra gli attivisti immobili, e a un certo punto dice: «Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare». Ha anche sventolato la bandiera israeliana.

In una dichiarazione congiunta la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno definito «inaccettabili» le immagini del video. Il messaggio prosegue così: «è inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano».

Continua nel primo commento.


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1 days ago

Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha pubblicato un video in cui cammina con fare ostile e sprezzante tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla, legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod in Israele. Tra gli attivisti trattenuti da Israele ci sono anche diversi italiani e il governo italiano ha criticato molto duramente il trattamento che stanno subendo, definendolo «inaccettabile». Gli attivisti erano stati portati ad Ashdod dopo che la nuova missione della Flotilla, che voleva portare cibo e medicine a Gaza via mare e superando il blocco navale di Israele, era stata intercettata dalla Marina israeliana al largo di Cipro.

Il video mostra un trattamento brutale nei confronti degli attivisti da parte delle forze dell’ordine israeliane. All’inizio si vede una persona trascinata a terra dopo che aveva urlato al ministro «free Palestine». Dopo si vedono file di persone ammanettate e inginocchiate con la fronte a terra sia all’interno di quello che sembra un capannone sia fuori sotto al sole. Quando le riprese si spostano fuori si sentono gli altoparlanti che trasmettono l’inno di Israele, mentre le persone sono a terra. A un certo punto si vede una persona bendata.

Nel video Ben Gvir gira sprezzante e quasi sorridente tra gli attivisti immobili, e a un certo punto dice: «Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare». Ha anche sventolato la bandiera israeliana.

In una dichiarazione congiunta la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno definito «inaccettabili» le immagini del video. Il messaggio prosegue così: «è inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano».

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1 days ago

Gli Stati Uniti hanno annullato l’invio di oltre 4.000 soldati in Polonia e, più in generale, hanno annunciato che rivedranno la disposizione delle truppe statunitensi in Europa. Al momento gli Stati Uniti hanno circa 80 mila soldati dispiegati in Europa, e i due maggiori paesi ospitanti sono Germania e Italia. Non è ancora chiaro se, oltre a questa riduzione, ce ne saranno altre nei prossimi mesi.

Nel carosello spieghiamo come si è arrivati alla decisione di ridurre la presenza militare statunitense in Europa, cosa c’entra la guerra in Medio Oriente e quali altri spostamenti o tagli di truppe potrebbero esserci.

📷 AP Photo/Stephen B. Morton, AP Photo/Mark Schiefelbein, AP Photo/Alex Brandon


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Gli Stati Uniti hanno annullato l’invio di oltre 4.000 soldati in Polonia e, più in generale, hanno annunciato che rivedranno la disposizione delle truppe statunitensi in Europa. Al momento gli Stati Uniti hanno circa 80 mila soldati dispiegati in Europa, e i due maggiori paesi ospitanti sono Germania e Italia. Non è ancora chiaro se, oltre a questa riduzione, ce ne saranno altre nei prossimi mesi.

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Il 20 maggio del 2016 Sergio Mattarella promulgò la legge sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso e sulle convivenze di fatto: in questi dieci anni ne hanno usufruito 21.936 coppie.

Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

📷 La prima unione civile omosessuale nel comune di Roma, il 17 settembre del 2016 (ANSA/ GIORGIO ONORATI)

📷ANSA/GIUSEPPE LAMI; ANSA/ANGELO CARCONI; ANSA/MASSIMO PERCOSSI; ANSA/MOURAD BALTI TOUATI


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Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

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Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

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Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

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Il 20 maggio del 2016 Sergio Mattarella promulgò la legge sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso e sulle convivenze di fatto: in questi dieci anni ne hanno usufruito 21.936 coppie.

Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

📷 La prima unione civile omosessuale nel comune di Roma, il 17 settembre del 2016 (ANSA/ GIORGIO ONORATI)

📷ANSA/GIUSEPPE LAMI; ANSA/ANGELO CARCONI; ANSA/MASSIMO PERCOSSI; ANSA/MOURAD BALTI TOUATI


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Il 20 maggio del 2016 Sergio Mattarella promulgò la legge sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso e sulle convivenze di fatto: in questi dieci anni ne hanno usufruito 21.936 coppie.

Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

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Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

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Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

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Il percorso della legge fu però molto complicato ed è il risultato di un compromesso che ancora oggi crea diversi problemi, soprattutto per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso.

Nel carosello spieghiamo quali sono le differenze di diritti tra chi si sposa e chi si unisce civilmente, cos’è cambiato prima e dopo la legge Cirinnà sulle unioni civili, e cosa è cambiato a dieci anni dalla sua introduzione.

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In Italia ci sono 190 istituti penitenziari. Di questi, solo 22 non sono sovraffollati, poco più di uno su dieci. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che conferma i problemi che le carceri italiane hanno da molto tempo, resi più evidenti da alcune iniziative del governo di Giorgia Meloni.

📷 LaPresse/Davide Gandossi


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In Italia ci sono 190 istituti penitenziari. Di questi, solo 22 non sono sovraffollati, poco più di uno su dieci. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che conferma i problemi che le carceri italiane hanno da molto tempo, resi più evidenti da alcune iniziative del governo di Giorgia Meloni.

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In Italia ci sono 190 istituti penitenziari. Di questi, solo 22 non sono sovraffollati, poco più di uno su dieci. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che conferma i problemi che le carceri italiane hanno da molto tempo, resi più evidenti da alcune iniziative del governo di Giorgia Meloni.

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In Italia ci sono 190 istituti penitenziari. Di questi, solo 22 non sono sovraffollati, poco più di uno su dieci. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che conferma i problemi che le carceri italiane hanno da molto tempo, resi più evidenti da alcune iniziative del governo di Giorgia Meloni.

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In Italia ci sono 190 istituti penitenziari. Di questi, solo 22 non sono sovraffollati, poco più di uno su dieci. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che conferma i problemi che le carceri italiane hanno da molto tempo, resi più evidenti da alcune iniziative del governo di Giorgia Meloni.

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Cronache da Pedesina, provincia di Sondrio

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Cronache da Pedesina, provincia di Sondrio

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Sono poche le donne che scelgono un parto non assistito, cioè completamente da sole, senza l’aiuto di medici e ostetriche. Questo numero però è in crescita, accelerato dalla pandemia e amplificato dalla visibilità sempre maggiore di organizzazioni che lo promuovono online. Una di queste è la “Free Birth Society”, al centro di un’inchiesta pubblicata dal Guardian lo scorso novembre, in cui sono stati documentati 48 casi di morti o lesioni correlate a questa società.

Nel carosello spieghiamo come funziona il “Free Birth” e, a partire da alcune esperienze, quali sono i suoi rischi. E poi perché alcune donne arrivano a questa decisione e qual è la situazione in Italia.

📷 Una scena del film Hamnet (2025)


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Sono poche le donne che scelgono un parto non assistito, cioè completamente da sole, senza l’aiuto di medici e ostetriche. Questo numero però è in crescita, accelerato dalla pandemia e amplificato dalla visibilità sempre maggiore di organizzazioni che lo promuovono online. Una di queste è la “Free Birth Society”, al centro di un’inchiesta pubblicata dal Guardian lo scorso novembre, in cui sono stati documentati 48 casi di morti o lesioni correlate a questa società.

Nel carosello spieghiamo come funziona il “Free Birth” e, a partire da alcune esperienze, quali sono i suoi rischi. E poi perché alcune donne arrivano a questa decisione e qual è la situazione in Italia.

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Sono poche le donne che scelgono un parto non assistito, cioè completamente da sole, senza l’aiuto di medici e ostetriche. Questo numero però è in crescita, accelerato dalla pandemia e amplificato dalla visibilità sempre maggiore di organizzazioni che lo promuovono online. Una di queste è la “Free Birth Society”, al centro di un’inchiesta pubblicata dal Guardian lo scorso novembre, in cui sono stati documentati 48 casi di morti o lesioni correlate a questa società.

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Sono poche le donne che scelgono un parto non assistito, cioè completamente da sole, senza l’aiuto di medici e ostetriche. Questo numero però è in crescita, accelerato dalla pandemia e amplificato dalla visibilità sempre maggiore di organizzazioni che lo promuovono online. Una di queste è la “Free Birth Society”, al centro di un’inchiesta pubblicata dal Guardian lo scorso novembre, in cui sono stati documentati 48 casi di morti o lesioni correlate a questa società.

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Sono poche le donne che scelgono un parto non assistito, cioè completamente da sole, senza l’aiuto di medici e ostetriche. Questo numero però è in crescita, accelerato dalla pandemia e amplificato dalla visibilità sempre maggiore di organizzazioni che lo promuovono online. Una di queste è la “Free Birth Society”, al centro di un’inchiesta pubblicata dal Guardian lo scorso novembre, in cui sono stati documentati 48 casi di morti o lesioni correlate a questa società.

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Sono poche le donne che scelgono un parto non assistito, cioè completamente da sole, senza l’aiuto di medici e ostetriche. Questo numero però è in crescita, accelerato dalla pandemia e amplificato dalla visibilità sempre maggiore di organizzazioni che lo promuovono online. Una di queste è la “Free Birth Society”, al centro di un’inchiesta pubblicata dal Guardian lo scorso novembre, in cui sono stati documentati 48 casi di morti o lesioni correlate a questa società.

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La scarsa abitudine dei giovani a informarsi sui giornali di carta e la diffusione di social network e piattaforme di video e podcast potrebbe far pensare che progetti come i giornalini scolastici siano in via d’estinzione. Non è così: in Italia esistono più di un centinaio di redazioni studentesche attive, e fanno un lavoro importante nelle scuole, anche se non sempre incoraggiato. Nel carosello raccontiamo le ambizioni degli studenti e gli ostacoli che si incontrano a portare avanti progetti che per chi li fa hanno l’obiettivo di «combattere un po’ l’indifferenza che vediamo tra i nostri coetanei».

L’articolo è di @violastefanello

📷 Una riunione del CISS, il Convegno Italiano Stampa Studentesca, nell’aprile del 2026 a Perugia (CISS)


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3 days ago

La scarsa abitudine dei giovani a informarsi sui giornali di carta e la diffusione di social network e piattaforme di video e podcast potrebbe far pensare che progetti come i giornalini scolastici siano in via d’estinzione. Non è così: in Italia esistono più di un centinaio di redazioni studentesche attive, e fanno un lavoro importante nelle scuole, anche se non sempre incoraggiato. Nel carosello raccontiamo le ambizioni degli studenti e gli ostacoli che si incontrano a portare avanti progetti che per chi li fa hanno l’obiettivo di «combattere un po’ l’indifferenza che vediamo tra i nostri coetanei».

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La scarsa abitudine dei giovani a informarsi sui giornali di carta e la diffusione di social network e piattaforme di video e podcast potrebbe far pensare che progetti come i giornalini scolastici siano in via d’estinzione. Non è così: in Italia esistono più di un centinaio di redazioni studentesche attive, e fanno un lavoro importante nelle scuole, anche se non sempre incoraggiato. Nel carosello raccontiamo le ambizioni degli studenti e gli ostacoli che si incontrano a portare avanti progetti che per chi li fa hanno l’obiettivo di «combattere un po’ l’indifferenza che vediamo tra i nostri coetanei».

L’articolo è di @violastefanello

📷 Una riunione del CISS, il Convegno Italiano Stampa Studentesca, nell’aprile del 2026 a Perugia (CISS)


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Sono stati trovati i corpi di tutti e cinque gli italiani che giovedì scorso non erano più riemersi da un’immersione subacquea alle Maldive, arcipelago nell’oceano Indiano. Il corpo di uno dei cinque era già stato recuperato poco dopo l’incidente, mentre gli altri quattro sono stati individuati lunedì mattina: il portavoce del governo delle Maldive, Mohamed Hussain Shareef, ha detto alla CNN che i sommozzatori proveranno a recuperarne due martedì e gli altri due mercoledì.

I corpi sono stati individuati da un gruppo di sommozzatori finlandesi inviato dal Divers Alert Network Europe (Dan Europe), la divisione europea di un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro specializzata nella sicurezza dei subacquei, che fornisce assistenza medica e assicurazioni. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di una grotta a 60 metri di profondità nell’isola di Alimathà, nell’atollo (cioè un complesso di isole coralline) di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo dalla capitale delle Maldive Malé.

Dan Europe ha fatto sapere che l’immersione per localizzare i corpi è durata circa tre ore e ha permesso di raccogliere «informazioni critiche necessarie per pianificare le prossime fasi dell’operazione di recupero». Una nuova immersione per recuperare i corpi è prevista per i prossimi giorni, anche se non è stato specificato quando di preciso.

I cinque sub italiani sono Monica Montefalcone, professoressa associata dell’università di Genova esperta di ambienti marini; sua figlia Giorgia Sommacal; Muriel Oddenino, biologa marina come Montefalcone e assegnista di ricerca sempre all’università di Genova; Federico Gualtieri, che si era da poco laureato con Montefalcone come professoressa; e l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, che lavorava alle Maldive (il primo corpo trovato era il suo). Erano tutti considerati sub esperti e nei giorni precedenti avevano già fatto altre immersioni.

📷 Sommozzatori della Guardia costiera delle Maldive durante le ricerche (Maldives President's Media Division via AP)


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