Perimetro
STORIE VERE
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INCONTRO CON DARIO ARGENTO
Piccolo Teatro Strehler – Milano
8 giugno ore 18:30
Una speciale masterclass con il Maestro del brivido.
Dario Argento ripercorre la filmografia che ha rivoluzionato il cinema horror — e non solo — lasciando un segno indelebile nell’immaginario collettivo e influenzando generazioni di cineasti in tutto il mondo.
Un viaggio tra visioni, suspense e cult che hanno cambiato per sempre il linguaggio del cinema.
Un appuntamento imperdibile per gli amanti del grande cinema.
Ti aspettiamo al Piccolo Teatro Strehler!
Ingresso libero.
Prenota ora al link in bio.
#MilanoFilmFest26 #darioargento

Nuovo appuntamento con la rubrica Perimetro Photoscouting, lo spazio di incontro dedicato alla fotografia e ai nuovi progetti curato da @emiliajaco2
La storia che vi presentiamo oggi è R I V E R L A N D
Fotografie di @marjolein.martinot
In un periodo buio e in un momento di profondo sconvolgimento nella sua vita personale, la fotografa olandese e madre di sei figli Marjolein Martinot si è ritrovata smarrita, alla ricerca di un rinnovato senso di sé. Durante le serate e alle prime luci dell’alba, ha cercato conforto nella natura, recandosi a piedi presso un fiume vicino nel sud della Francia con la macchina fotografica in mano. Lì, ha catturato la tranquilla bellezza del mondo naturale nella luce dorata del tramonto e dell’alba, creando legami con gli animali e le famiglie che incontrava sulle rive del fiume - mentre saltavano, sguazzavano, si arrampicavano e dondolavano dagli alberi. Quello che era iniziato come un rituale di vagabondaggio senza meta e di fotografia si è presto trasformato in una forma di diario visivo - una tranquilla meditazione sulla guarigione e la trasformazione.
#perimetrophotoscouting #perimetrofrancia
#marjoleinmartinot

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La storia che vi presentiamo oggi è R I V E R L A N D
Fotografie di @marjolein.martinot
In un periodo buio e in un momento di profondo sconvolgimento nella sua vita personale, la fotografa olandese e madre di sei figli Marjolein Martinot si è ritrovata smarrita, alla ricerca di un rinnovato senso di sé. Durante le serate e alle prime luci dell’alba, ha cercato conforto nella natura, recandosi a piedi presso un fiume vicino nel sud della Francia con la macchina fotografica in mano. Lì, ha catturato la tranquilla bellezza del mondo naturale nella luce dorata del tramonto e dell’alba, creando legami con gli animali e le famiglie che incontrava sulle rive del fiume - mentre saltavano, sguazzavano, si arrampicavano e dondolavano dagli alberi. Quello che era iniziato come un rituale di vagabondaggio senza meta e di fotografia si è presto trasformato in una forma di diario visivo - una tranquilla meditazione sulla guarigione e la trasformazione.
#perimetrophotoscouting #perimetrofrancia
#marjoleinmartinot

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In un periodo buio e in un momento di profondo sconvolgimento nella sua vita personale, la fotografa olandese e madre di sei figli Marjolein Martinot si è ritrovata smarrita, alla ricerca di un rinnovato senso di sé. Durante le serate e alle prime luci dell’alba, ha cercato conforto nella natura, recandosi a piedi presso un fiume vicino nel sud della Francia con la macchina fotografica in mano. Lì, ha catturato la tranquilla bellezza del mondo naturale nella luce dorata del tramonto e dell’alba, creando legami con gli animali e le famiglie che incontrava sulle rive del fiume - mentre saltavano, sguazzavano, si arrampicavano e dondolavano dagli alberi. Quello che era iniziato come un rituale di vagabondaggio senza meta e di fotografia si è presto trasformato in una forma di diario visivo - una tranquilla meditazione sulla guarigione e la trasformazione.
#perimetrophotoscouting #perimetrofrancia
#marjoleinmartinot

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In un periodo buio e in un momento di profondo sconvolgimento nella sua vita personale, la fotografa olandese e madre di sei figli Marjolein Martinot si è ritrovata smarrita, alla ricerca di un rinnovato senso di sé. Durante le serate e alle prime luci dell’alba, ha cercato conforto nella natura, recandosi a piedi presso un fiume vicino nel sud della Francia con la macchina fotografica in mano. Lì, ha catturato la tranquilla bellezza del mondo naturale nella luce dorata del tramonto e dell’alba, creando legami con gli animali e le famiglie che incontrava sulle rive del fiume - mentre saltavano, sguazzavano, si arrampicavano e dondolavano dagli alberi. Quello che era iniziato come un rituale di vagabondaggio senza meta e di fotografia si è presto trasformato in una forma di diario visivo - una tranquilla meditazione sulla guarigione e la trasformazione.
#perimetrophotoscouting #perimetrofrancia
#marjoleinmartinot

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In un periodo buio e in un momento di profondo sconvolgimento nella sua vita personale, la fotografa olandese e madre di sei figli Marjolein Martinot si è ritrovata smarrita, alla ricerca di un rinnovato senso di sé. Durante le serate e alle prime luci dell’alba, ha cercato conforto nella natura, recandosi a piedi presso un fiume vicino nel sud della Francia con la macchina fotografica in mano. Lì, ha catturato la tranquilla bellezza del mondo naturale nella luce dorata del tramonto e dell’alba, creando legami con gli animali e le famiglie che incontrava sulle rive del fiume - mentre saltavano, sguazzavano, si arrampicavano e dondolavano dagli alberi. Quello che era iniziato come un rituale di vagabondaggio senza meta e di fotografia si è presto trasformato in una forma di diario visivo - una tranquilla meditazione sulla guarigione e la trasformazione.
#perimetrophotoscouting #perimetrofrancia
#marjoleinmartinot

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È arrivato il momento di scoprire i 10 lungometraggi in concorso!
Fantasy Life di Matthew Shear
Before the Bright Day di Tsao Shih-han
Keep Quiet di Vincent Grashaw
Narciso di Marcelo Martinessi
The Wonderers di Joséphine Japy
Sink di Zain Durate
To The Victory! di Valentyn Vasyanovych
Where the Wind Comes From di Amel Guellary
Projecto Global di Ivo M. Ferreira
Thanks for Nothing di Stella Marie Markert
Vi aspettiamo in Anteo Palazzo del Cinema!
Prenota ora al link in bio
#MilanoFilmFest26 #lungometraggiinconcorso

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Vi invitiamo a scoprire i cortometraggi in concorso che verranno proiettati in blocchi di cinque nelle sale del Milano Film Fest!
PROGRAMMA 1
5 Giugno alle 14.00 - Anteo, Sala President
7 Giugno alle 16 - Anteo, Sala Excelsior
- Jacarè
- The Fall
- Volturno
- Pankaja
- Betono Vaikai / Concrete Kids
PROGRAMMA 2
7 Giugno ore 19.00 - Anteo, Sala Rubino
8 Giugno ore 12.00 - Anteo, Sala Excelsior
- Jeg Elsker Deg, Mario / I Love You, Dario
- Chu Chao / The Menarche
- The Tale of a Tail
- Giallo Limone
- Acid City
PROGRAMMA 3
6 Giugno ore 12.30 - Anteo, Sala Rubino
9 Giugno ore 21.00 - Anteo, Sala Rubino
- Allá En El Cielo / Nobody Knows The World
- Yukiko Torna a Casa / Welcome Back Yukiko
- Nausea
- Putain De Gorille / Goddamn Gorilla
- A Sisyphean Task
PROGRAMMA 4
7 Giugno ore 17.00 - Anteo, Sala President
9 Giugno ore 16.00 - Anteo, Sala Rubino
- Faux Bijoux
- Der Badeanzug / The Swimsuit
- L’Algorithme du Lait Caillé
- Sound of the Somme
- Un’Occasione d’Oro / A Golden Chance
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#MilanoFilmFest26 #Cortometraggiinconcorso

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7 Giugno alle 16 - Anteo, Sala Excelsior
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8 Giugno ore 12.00 - Anteo, Sala Excelsior
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- Chu Chao / The Menarche
- The Tale of a Tail
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Oliviero Toscani ha passato una vita a spostare il confine.
Della fotografia, della pubblicità, del gusto, del dibattito pubblico.
Lo ha fatto spesso disturbando. Quasi sempre dividendo. Mai restando fermo.
Lunedì 8 giugno al Milano Film Fest arriva Chi mi ama mi segua, il documentario dedicato a uno degli sguardi più radicali e controversi della cultura visiva italiana.
La proiezione sarà anticipata dal talk L’arte di disobbedire, a cura di ADCI, con Nicolas Ballario, Paolo Crepet, Pierpaolo Ferrari e Fabrizio Spucches.
Introduce Francesco Bozza. Modera Giuseppe Mastromatteo.
Ore 19.00
Sala Excelsior — Anteo Palazzo del Cinema
Piazza XXV Aprile 8, Milano.
Ingresso Gratuito
Prenota ora al link in bio!
#MilanoFilmFest26 #olivierotoscani
Tutta la città al cinema.
Dal 4 al 9 Giugno, vi aspettiamo.
Milano Film Fest 2026
#milanofilmfest26 @milanofilmfest

PERISCOPE, la piattaforma dedicata alla fotografia d’autore ideata e curata da @claudiocomposti73, ci dà appuntamento ogni mese su PERIMETRO con una nuova rubrica alla scoperta di progetti di fotografi noti e meno noti. Ogni fotografo è un esploratore, che ci conduce in un intimo viaggio visivo straordinario, attraverso immagini che sono specchio dell’anima e una finestra sul mondo. Insieme celebriamo il potere delle immagini di trasformarci, un’istantanea alla volta.
Il nuovo appuntamento è dedicato a DE RERUM NATURA di Áron Tóth-Heyn @aron_tothheyn
Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
La serie presenta una raccolta di tracce – una meditazione visiva sul Tecnocene – gettando nuova luce sulla “natura umana” e su cosa significhi essere umani in un’epoca in cui natura e artificio sono indissolubilmente intrecciati.
#perimetro #periscopephotoscouting #claudiocomposti #árontóthheyn #dererumnatura

PERISCOPE, la piattaforma dedicata alla fotografia d’autore ideata e curata da @claudiocomposti73, ci dà appuntamento ogni mese su PERIMETRO con una nuova rubrica alla scoperta di progetti di fotografi noti e meno noti. Ogni fotografo è un esploratore, che ci conduce in un intimo viaggio visivo straordinario, attraverso immagini che sono specchio dell’anima e una finestra sul mondo. Insieme celebriamo il potere delle immagini di trasformarci, un’istantanea alla volta.
Il nuovo appuntamento è dedicato a DE RERUM NATURA di Áron Tóth-Heyn @aron_tothheyn
Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
La serie presenta una raccolta di tracce – una meditazione visiva sul Tecnocene – gettando nuova luce sulla “natura umana” e su cosa significhi essere umani in un’epoca in cui natura e artificio sono indissolubilmente intrecciati.
#perimetro #periscopephotoscouting #claudiocomposti #árontóthheyn #dererumnatura

PERISCOPE, la piattaforma dedicata alla fotografia d’autore ideata e curata da @claudiocomposti73, ci dà appuntamento ogni mese su PERIMETRO con una nuova rubrica alla scoperta di progetti di fotografi noti e meno noti. Ogni fotografo è un esploratore, che ci conduce in un intimo viaggio visivo straordinario, attraverso immagini che sono specchio dell’anima e una finestra sul mondo. Insieme celebriamo il potere delle immagini di trasformarci, un’istantanea alla volta.
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Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
La serie presenta una raccolta di tracce – una meditazione visiva sul Tecnocene – gettando nuova luce sulla “natura umana” e su cosa significhi essere umani in un’epoca in cui natura e artificio sono indissolubilmente intrecciati.
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Il nuovo appuntamento è dedicato a DE RERUM NATURA di Áron Tóth-Heyn @aron_tothheyn
Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
La serie presenta una raccolta di tracce – una meditazione visiva sul Tecnocene – gettando nuova luce sulla “natura umana” e su cosa significhi essere umani in un’epoca in cui natura e artificio sono indissolubilmente intrecciati.
#perimetro #periscopephotoscouting #claudiocomposti #árontóthheyn #dererumnatura

PERISCOPE, la piattaforma dedicata alla fotografia d’autore ideata e curata da @claudiocomposti73, ci dà appuntamento ogni mese su PERIMETRO con una nuova rubrica alla scoperta di progetti di fotografi noti e meno noti. Ogni fotografo è un esploratore, che ci conduce in un intimo viaggio visivo straordinario, attraverso immagini che sono specchio dell’anima e una finestra sul mondo. Insieme celebriamo il potere delle immagini di trasformarci, un’istantanea alla volta.
Il nuovo appuntamento è dedicato a DE RERUM NATURA di Áron Tóth-Heyn @aron_tothheyn
Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
La serie presenta una raccolta di tracce – una meditazione visiva sul Tecnocene – gettando nuova luce sulla “natura umana” e su cosa significhi essere umani in un’epoca in cui natura e artificio sono indissolubilmente intrecciati.
#perimetro #periscopephotoscouting #claudiocomposti #árontóthheyn #dererumnatura

PERISCOPE, la piattaforma dedicata alla fotografia d’autore ideata e curata da @claudiocomposti73, ci dà appuntamento ogni mese su PERIMETRO con una nuova rubrica alla scoperta di progetti di fotografi noti e meno noti. Ogni fotografo è un esploratore, che ci conduce in un intimo viaggio visivo straordinario, attraverso immagini che sono specchio dell’anima e una finestra sul mondo. Insieme celebriamo il potere delle immagini di trasformarci, un’istantanea alla volta.
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Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
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Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
La serie presenta una raccolta di tracce – una meditazione visiva sul Tecnocene – gettando nuova luce sulla “natura umana” e su cosa significhi essere umani in un’epoca in cui natura e artificio sono indissolubilmente intrecciati.
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PERISCOPE, la piattaforma dedicata alla fotografia d’autore ideata e curata da @claudiocomposti73, ci dà appuntamento ogni mese su PERIMETRO con una nuova rubrica alla scoperta di progetti di fotografi noti e meno noti. Ogni fotografo è un esploratore, che ci conduce in un intimo viaggio visivo straordinario, attraverso immagini che sono specchio dell’anima e una finestra sul mondo. Insieme celebriamo il potere delle immagini di trasformarci, un’istantanea alla volta.
Il nuovo appuntamento è dedicato a DE RERUM NATURA di Áron Tóth-Heyn @aron_tothheyn
Esiste un confine tra l’ambiente che creiamo e quello plasmato dalla natura oltre noi? De Rerum Natura – latino per “La natura delle cose” o “Le cose della natura” – esplora il dialogo tra gli esseri viventi e la materia inanimata, tracciando i mutevoli confini tra naturale e artificiale e riconsiderando il posto dell’umanità all’interno di questo continuum.
Il progetto adotta una visione materialista in cui gli esseri umani non sono eccezioni alla natura, ma sue espressioni: un fenomeno pensante e collettivo. Da questa prospettiva, esiste un solo ambiente: un insieme unitario in cui tutto, compresi noi stessi e le nostre creazioni, emerge come conseguenza naturale.
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CREATURES OF THE NIGHT di Giulia Ricciotti @giuliaricciotti
Da molto tempo ballo e frequento locali e festival di musica elettronica. È diventato così importante per me che fa ormai parte della mia routine quotidiana, parte della mia identità. Uscire e andare a ballare è qualcosa che non riesco a immaginare di non poter fare. Sento un desiderio viscerale di muovere il mio corpo, non solo per il mio amore per la musica. Le persone ritratte in queste foto sono creature della notte che ho incontrato sulla pista da ballo a New York e che, come me, condividono la mia stessa passione. La pista da ballo è un modo per noi di fuggire dal mondo e dai nostri pensieri; entriamo in sintonia con la musica e ci perdiamo per ore. Ed è in questo vortice che accade qualcosa di magico. Qualcosa di difficile da esprimere a parole. Mentre ci immergiamo in un vortice musicale che ci travolge e ci riempie di gioia.
Here’s the translation:
For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
The people portrayed in these photographs are creatures of the night whom I met on the dance floor in New York City and who, like me, share the same passion. The dance floor is a way for us to escape from the world and from our thoughts; we tune into the music and lose ourselves for hours. And it is within this whirlwind that something magical happens. Something difficult to put into words. As we immerse ourselves in a musical vortex that overwhelms us and fills us with joy.
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Trovi tutto il progetto su www.perimetro.eu
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#perimetronewyork #giuliaricciotti #creaturesofthenight

CREATURES OF THE NIGHT di Giulia Ricciotti @giuliaricciotti
Da molto tempo ballo e frequento locali e festival di musica elettronica. È diventato così importante per me che fa ormai parte della mia routine quotidiana, parte della mia identità. Uscire e andare a ballare è qualcosa che non riesco a immaginare di non poter fare. Sento un desiderio viscerale di muovere il mio corpo, non solo per il mio amore per la musica. Le persone ritratte in queste foto sono creature della notte che ho incontrato sulla pista da ballo a New York e che, come me, condividono la mia stessa passione. La pista da ballo è un modo per noi di fuggire dal mondo e dai nostri pensieri; entriamo in sintonia con la musica e ci perdiamo per ore. Ed è in questo vortice che accade qualcosa di magico. Qualcosa di difficile da esprimere a parole. Mentre ci immergiamo in un vortice musicale che ci travolge e ci riempie di gioia.
Here’s the translation:
For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
The people portrayed in these photographs are creatures of the night whom I met on the dance floor in New York City and who, like me, share the same passion. The dance floor is a way for us to escape from the world and from our thoughts; we tune into the music and lose ourselves for hours. And it is within this whirlwind that something magical happens. Something difficult to put into words. As we immerse ourselves in a musical vortex that overwhelms us and fills us with joy.
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For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
The people portrayed in these photographs are creatures of the night whom I met on the dance floor in New York City and who, like me, share the same passion. The dance floor is a way for us to escape from the world and from our thoughts; we tune into the music and lose ourselves for hours. And it is within this whirlwind that something magical happens. Something difficult to put into words. As we immerse ourselves in a musical vortex that overwhelms us and fills us with joy.
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Here’s the translation:
For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
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Here’s the translation:
For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
The people portrayed in these photographs are creatures of the night whom I met on the dance floor in New York City and who, like me, share the same passion. The dance floor is a way for us to escape from the world and from our thoughts; we tune into the music and lose ourselves for hours. And it is within this whirlwind that something magical happens. Something difficult to put into words. As we immerse ourselves in a musical vortex that overwhelms us and fills us with joy.
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For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
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Here’s the translation:
For a long time, I’ve been dancing and going to electronic music clubs and festivals. It has become so important to me that it is now part of my daily routine, part of my identity. Going out and dancing is something I can’t imagine living without. I feel a visceral desire to move my body, not only because of my love for music.
The people portrayed in these photographs are creatures of the night whom I met on the dance floor in New York City and who, like me, share the same passion. The dance floor is a way for us to escape from the world and from our thoughts; we tune into the music and lose ourselves for hours. And it is within this whirlwind that something magical happens. Something difficult to put into words. As we immerse ourselves in a musical vortex that overwhelms us and fills us with joy.
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COLLATERAL BEAUTY di Nicola Lorusso @eccenico
La bellezza dell’Iraq, nonostante tutto: la violenza neocoloniale occidentale, nostra, e un modo di vivere il Pianeta come fosse una Kodak usa e getta. Non mi sono mai sentito così a casa come tra gli iracheni, un popolo splendido, accogliente, resistente, che mi ha ricordato il valore del senso di comunità, cannibalizzato dalle nostre parti in favore di un individualismo sfrenato e atono. In quei mille impolverati chilometri percorsi ho visto tutto ciò che non sapevo di cercare: le crepe nei sorrisi furtivi, le centinaia di tè al cardamomo, i mercati insanguinati, le paludi e i loro canti, le moschee scintillanti, le mazzette per entrare nel palazzo di Saddam e Babilonia ai suoi piedi, i cantieri a Mosul, la luce della Luna ad Hatra, la neve a Lalish, le donne coi selfie stick a Erbil, le battute sull’Italia ai checkpoint: l’Iraq è più vivo che mai, nonostante tutto.
Here’s the translation:
The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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#perimetroiraw #nicolalorusso #collateralbeauty

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La bellezza dell’Iraq, nonostante tutto: la violenza neocoloniale occidentale, nostra, e un modo di vivere il Pianeta come fosse una Kodak usa e getta. Non mi sono mai sentito così a casa come tra gli iracheni, un popolo splendido, accogliente, resistente, che mi ha ricordato il valore del senso di comunità, cannibalizzato dalle nostre parti in favore di un individualismo sfrenato e atono. In quei mille impolverati chilometri percorsi ho visto tutto ciò che non sapevo di cercare: le crepe nei sorrisi furtivi, le centinaia di tè al cardamomo, i mercati insanguinati, le paludi e i loro canti, le moschee scintillanti, le mazzette per entrare nel palazzo di Saddam e Babilonia ai suoi piedi, i cantieri a Mosul, la luce della Luna ad Hatra, la neve a Lalish, le donne coi selfie stick a Erbil, le battute sull’Italia ai checkpoint: l’Iraq è più vivo che mai, nonostante tutto.
Here’s the translation:
The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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La bellezza dell’Iraq, nonostante tutto: la violenza neocoloniale occidentale, nostra, e un modo di vivere il Pianeta come fosse una Kodak usa e getta. Non mi sono mai sentito così a casa come tra gli iracheni, un popolo splendido, accogliente, resistente, che mi ha ricordato il valore del senso di comunità, cannibalizzato dalle nostre parti in favore di un individualismo sfrenato e atono. In quei mille impolverati chilometri percorsi ho visto tutto ciò che non sapevo di cercare: le crepe nei sorrisi furtivi, le centinaia di tè al cardamomo, i mercati insanguinati, le paludi e i loro canti, le moschee scintillanti, le mazzette per entrare nel palazzo di Saddam e Babilonia ai suoi piedi, i cantieri a Mosul, la luce della Luna ad Hatra, la neve a Lalish, le donne coi selfie stick a Erbil, le battute sull’Italia ai checkpoint: l’Iraq è più vivo che mai, nonostante tutto.
Here’s the translation:
The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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COLLATERAL BEAUTY di Nicola Lorusso @eccenico
La bellezza dell’Iraq, nonostante tutto: la violenza neocoloniale occidentale, nostra, e un modo di vivere il Pianeta come fosse una Kodak usa e getta. Non mi sono mai sentito così a casa come tra gli iracheni, un popolo splendido, accogliente, resistente, che mi ha ricordato il valore del senso di comunità, cannibalizzato dalle nostre parti in favore di un individualismo sfrenato e atono. In quei mille impolverati chilometri percorsi ho visto tutto ciò che non sapevo di cercare: le crepe nei sorrisi furtivi, le centinaia di tè al cardamomo, i mercati insanguinati, le paludi e i loro canti, le moschee scintillanti, le mazzette per entrare nel palazzo di Saddam e Babilonia ai suoi piedi, i cantieri a Mosul, la luce della Luna ad Hatra, la neve a Lalish, le donne coi selfie stick a Erbil, le battute sull’Italia ai checkpoint: l’Iraq è più vivo che mai, nonostante tutto.
Here’s the translation:
The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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Here’s the translation:
The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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Here’s the translation:
The beauty of Iraq, despite everything: the Western neocolonial violence, ours, and a way of inhabiting the planet as if it were a disposable Kodak camera. I have never felt more at home than among the Iraqis: a wonderful, welcoming, resilient people who reminded me of the value of community, cannibalized where we come from in favor of a frantic, hollow individualism. Across those thousand dusty kilometers, I saw everything I didn’t know I was searching for: the cracks behind fleeting smiles, the countless cardamom teas, the bloodstained markets, the marshlands and their songs, the shimmering mosques, the bribes to enter Saddam’s palace and Babylon lying at its feet, the construction sites in Mosul, the moonlight over Hatra, the snow in Lalish, the women with selfie sticks in Erbil, the jokes about Italy at the checkpoints. Iraq is more alive than ever, despite everything.
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BUIO INODORE di Zoe Ferrara @_solozo
Buio Inodore è una raccolta di fotografie, testi e frottage sviluppata tra il 2021 e il 2026 nel quartiere Anticaglia, a Napoli. Nasce dall’incontro tra questo luogo e una condizione interiore segnata da sogni lucidi e dalla progressiva presa di coscienza della mia disforia. L’Anticaglia, luogo in cui passato, presente e forse futuro convivono, diventa soglia e teatro del mio altrove. Letteralmente “robe vecchie”, è una presenza in sordina insieme alla notte: qui il visibile e l’invisibile coesistono, corpo e luogo si deformano, il vicolo può diventare mare o non esistere. Tra fotografia staged, immagini più istintive, testi e frottage blu, il lavoro tenta di farsi linguaggio e mappa per orientarmi nell’alterazione del reale. “Questa strada dove vivo io non l’ho mai vista” è una frase che continuo a ripetere.
Here’s the translation:
Buio Inodore is a collection of photographs, texts, and frottages developed between 2021 and 2026 in the Anticaglia district of Naples. It emerged from the encounter between this place and an inner condition marked by lucid dreams and the gradual awareness of my dysphoria. Anticaglia — literally “old things” — is a place where past, present, and perhaps future coexist, becoming both threshold and stage for my elsewhere. A quiet presence alongside the night, it is a space where the visible and the invisible coexist, where body and place distort, where the alley can become the sea or cease to exist altogether. Through staged photography, more instinctive images, texts, and blue frottages, the work attempts to become both language and map — a way for me to navigate the alteration of reality. “This street where I live, I have never seen it before” is a sentence I keep repeating.
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#perimetronapoli #zoeferrara #buioinodore

BUIO INODORE di Zoe Ferrara @_solozo
Buio Inodore è una raccolta di fotografie, testi e frottage sviluppata tra il 2021 e il 2026 nel quartiere Anticaglia, a Napoli. Nasce dall’incontro tra questo luogo e una condizione interiore segnata da sogni lucidi e dalla progressiva presa di coscienza della mia disforia. L’Anticaglia, luogo in cui passato, presente e forse futuro convivono, diventa soglia e teatro del mio altrove. Letteralmente “robe vecchie”, è una presenza in sordina insieme alla notte: qui il visibile e l’invisibile coesistono, corpo e luogo si deformano, il vicolo può diventare mare o non esistere. Tra fotografia staged, immagini più istintive, testi e frottage blu, il lavoro tenta di farsi linguaggio e mappa per orientarmi nell’alterazione del reale. “Questa strada dove vivo io non l’ho mai vista” è una frase che continuo a ripetere.
Here’s the translation:
Buio Inodore is a collection of photographs, texts, and frottages developed between 2021 and 2026 in the Anticaglia district of Naples. It emerged from the encounter between this place and an inner condition marked by lucid dreams and the gradual awareness of my dysphoria. Anticaglia — literally “old things” — is a place where past, present, and perhaps future coexist, becoming both threshold and stage for my elsewhere. A quiet presence alongside the night, it is a space where the visible and the invisible coexist, where body and place distort, where the alley can become the sea or cease to exist altogether. Through staged photography, more instinctive images, texts, and blue frottages, the work attempts to become both language and map — a way for me to navigate the alteration of reality. “This street where I live, I have never seen it before” is a sentence I keep repeating.
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Here’s the translation:
Buio Inodore is a collection of photographs, texts, and frottages developed between 2021 and 2026 in the Anticaglia district of Naples. It emerged from the encounter between this place and an inner condition marked by lucid dreams and the gradual awareness of my dysphoria. Anticaglia — literally “old things” — is a place where past, present, and perhaps future coexist, becoming both threshold and stage for my elsewhere. A quiet presence alongside the night, it is a space where the visible and the invisible coexist, where body and place distort, where the alley can become the sea or cease to exist altogether. Through staged photography, more instinctive images, texts, and blue frottages, the work attempts to become both language and map — a way for me to navigate the alteration of reality. “This street where I live, I have never seen it before” is a sentence I keep repeating.
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Here’s the translation:
Buio Inodore is a collection of photographs, texts, and frottages developed between 2021 and 2026 in the Anticaglia district of Naples. It emerged from the encounter between this place and an inner condition marked by lucid dreams and the gradual awareness of my dysphoria. Anticaglia — literally “old things” — is a place where past, present, and perhaps future coexist, becoming both threshold and stage for my elsewhere. A quiet presence alongside the night, it is a space where the visible and the invisible coexist, where body and place distort, where the alley can become the sea or cease to exist altogether. Through staged photography, more instinctive images, texts, and blue frottages, the work attempts to become both language and map — a way for me to navigate the alteration of reality. “This street where I live, I have never seen it before” is a sentence I keep repeating.
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È da un po’ che pensiamo che ci manca una cosa semplice. Rivedervi.
Ripartire con gli eventi, con una certa frequenza. Ritrovare quella sensazione lì delle persone che arrivano, si fermano, parlano, bevono qualcosa, si conoscono. La community dal vivo. Gli appuntamenti fissi. Le persone. I sorrisi.
Questa settimana allora facciamo un piccolo tour. Milano oggi.
Roma domani.
Bologna venerdì.
Più che un calendario sembra un modo per riabbracciare un po’ di amici.
Ci siete mancati. ❤️

LASCIARE LIBERO, GRAZIE di Ornella Mazzola @ornellamazzola
Questa è una storia sull’adolescenza e l’infanzia, sulla libertà, su Palermo e la sua luce, sul suo potere femminile. Un racconto sulle bambine e adolescenti che crescono in un quartiere molto complesso di Palermo: Danisinni. È un luogo che da tempo cerca di rinascere, soprattutto grazie a Fratel Mauro, che lavora ogni giorno, concentrandosi sulle risorse del quartiere, sulla sua bellezza e sui suoi giovani. Una saracinesca di un garage su cui spicca la scritta “Lasciare Libero Grazie”, sembra quasi il loro manifesto. Certi giorni il sole abbaglia più di altri e illumina tutto, acceca. Le bambine animano il quartiere, lo rendono vivo, le loro voci riempiono l’aria, le loro ombre si stagliano e le accompagnano ovunque. I giorni che passano mai uguali, ma sempre nelle stesse strade, la complicità, i loro codici, i cavalli simbolo del quartiere e le emozioni che si manifestano nella forma più autentica. La vita, nella sua essenza, non è altro che questo.
Here’s the translation:
A story about a group of girls growing up in one of Palermo’s most historically complex neighborhoods: Danisinni. It is a place that has long been trying to revive. Brother Mauro working hard on a daily basis, focusing on the neighborhood’s resources, beauty, children and youth. This is a tale about young women, about freedom, about Palermo and its feminine power that overwhelms and disrupts. A garage shutter where the words, “Lasciare Libero Grazie” (Leave free passage, thank you) stand out seems to be almost a poster. The girls enliven the neighborhood, make it alive, their voices fill the air, their shadows stand out and faithfully accompany them. The days that pass, never the same but always in the same streets, the complicity, their codes and purity, the horses that symbolize the neighborhood, the disruptive, light-filled emotions that remind us that life, in its essence, is nothing but this.
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#perimetropalermo #ornellamazzola #lasciareliberograzie

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Here’s the translation:
A story about a group of girls growing up in one of Palermo’s most historically complex neighborhoods: Danisinni. It is a place that has long been trying to revive. Brother Mauro working hard on a daily basis, focusing on the neighborhood’s resources, beauty, children and youth. This is a tale about young women, about freedom, about Palermo and its feminine power that overwhelms and disrupts. A garage shutter where the words, “Lasciare Libero Grazie” (Leave free passage, thank you) stand out seems to be almost a poster. The girls enliven the neighborhood, make it alive, their voices fill the air, their shadows stand out and faithfully accompany them. The days that pass, never the same but always in the same streets, the complicity, their codes and purity, the horses that symbolize the neighborhood, the disruptive, light-filled emotions that remind us that life, in its essence, is nothing but this.
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Here’s the translation:
A story about a group of girls growing up in one of Palermo’s most historically complex neighborhoods: Danisinni. It is a place that has long been trying to revive. Brother Mauro working hard on a daily basis, focusing on the neighborhood’s resources, beauty, children and youth. This is a tale about young women, about freedom, about Palermo and its feminine power that overwhelms and disrupts. A garage shutter where the words, “Lasciare Libero Grazie” (Leave free passage, thank you) stand out seems to be almost a poster. The girls enliven the neighborhood, make it alive, their voices fill the air, their shadows stand out and faithfully accompany them. The days that pass, never the same but always in the same streets, the complicity, their codes and purity, the horses that symbolize the neighborhood, the disruptive, light-filled emotions that remind us that life, in its essence, is nothing but this.
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A story about a group of girls growing up in one of Palermo’s most historically complex neighborhoods: Danisinni. It is a place that has long been trying to revive. Brother Mauro working hard on a daily basis, focusing on the neighborhood’s resources, beauty, children and youth. This is a tale about young women, about freedom, about Palermo and its feminine power that overwhelms and disrupts. A garage shutter where the words, “Lasciare Libero Grazie” (Leave free passage, thank you) stand out seems to be almost a poster. The girls enliven the neighborhood, make it alive, their voices fill the air, their shadows stand out and faithfully accompany them. The days that pass, never the same but always in the same streets, the complicity, their codes and purity, the horses that symbolize the neighborhood, the disruptive, light-filled emotions that remind us that life, in its essence, is nothing but this.
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