Sara Santin ≽^• ˕ • ྀི≼
DAMS @unitorino
Saltuariamente attrice
Performance artistica @collettivo_kore
Su tik tok parlo d’arte e sono polemica

@francesca_iacuzzo @serenamazzarisi adoro quando le mie sicule del cuore tirano fuori dal nulla una macchinetta e mi scattano foto così

“Tutte le volte che finisce una mostra per me è come se sia passata una tempesta, inizio a trascinarmi senza scopo da un giorno all’altro come un aquilone con il filo spezzato. Mi limito a ripetere i gesti di una vita che non è né felice né triste: prendo qualche libro dallo scaffale, leggo un po’, quando ne ho abbastanza apro un giornale, poi mi sdraio e sfoglio una rivista o leggo ancora un libro. Nella speranza di schiarimi la mente, riempio la vasca da bagno e mi immergo per ore, osservando le nuvole che fluttuano fuori dalla finestra: in breve tempo, non riesco più a capire se sono viva o morta. Eppure, quando si fanno le quattro, comincio a sentirmi irrequieta, desiderosa di fare qualcosa di produttivo, e cosi esco di casa, anche se non ho una meta precisa. Ovviamente, non è come avere un appuntamento per incontrare qualcuno. Finisco sempre in una liberia vicina, dove vendono tanti libri d’arte, o in un negozio di antiquariato zeppo di cianfrusaglie. Osservando queste cose, cerco di liberarmi del senso di vuoto che non riesco neppure a descrivere. Quando questa vita si protrae per un mese o più, diventa evidente che il problema non è solo il vuoto ma il costante consumo di oggetti, e non riesco più a sopportarlo”.
“A quel punto, però, mi sento inondare da un’emozione intensa, un’indignazione o un desiderio che non posso ignorare e finalmente riesco a pensare di rimettermi a lavorare. All’improvviso, prigioniera di questo stile di vita, vengo sopraffatta dall’impulso di distruggermi o frantumarmi in mille pezzi”.
Chiharu Shiota

“Tutte le volte che finisce una mostra per me è come se sia passata una tempesta, inizio a trascinarmi senza scopo da un giorno all’altro come un aquilone con il filo spezzato. Mi limito a ripetere i gesti di una vita che non è né felice né triste: prendo qualche libro dallo scaffale, leggo un po’, quando ne ho abbastanza apro un giornale, poi mi sdraio e sfoglio una rivista o leggo ancora un libro. Nella speranza di schiarimi la mente, riempio la vasca da bagno e mi immergo per ore, osservando le nuvole che fluttuano fuori dalla finestra: in breve tempo, non riesco più a capire se sono viva o morta. Eppure, quando si fanno le quattro, comincio a sentirmi irrequieta, desiderosa di fare qualcosa di produttivo, e cosi esco di casa, anche se non ho una meta precisa. Ovviamente, non è come avere un appuntamento per incontrare qualcuno. Finisco sempre in una liberia vicina, dove vendono tanti libri d’arte, o in un negozio di antiquariato zeppo di cianfrusaglie. Osservando queste cose, cerco di liberarmi del senso di vuoto che non riesco neppure a descrivere. Quando questa vita si protrae per un mese o più, diventa evidente che il problema non è solo il vuoto ma il costante consumo di oggetti, e non riesco più a sopportarlo”.
“A quel punto, però, mi sento inondare da un’emozione intensa, un’indignazione o un desiderio che non posso ignorare e finalmente riesco a pensare di rimettermi a lavorare. All’improvviso, prigioniera di questo stile di vita, vengo sopraffatta dall’impulso di distruggermi o frantumarmi in mille pezzi”.
Chiharu Shiota

“Tutte le volte che finisce una mostra per me è come se sia passata una tempesta, inizio a trascinarmi senza scopo da un giorno all’altro come un aquilone con il filo spezzato. Mi limito a ripetere i gesti di una vita che non è né felice né triste: prendo qualche libro dallo scaffale, leggo un po’, quando ne ho abbastanza apro un giornale, poi mi sdraio e sfoglio una rivista o leggo ancora un libro. Nella speranza di schiarimi la mente, riempio la vasca da bagno e mi immergo per ore, osservando le nuvole che fluttuano fuori dalla finestra: in breve tempo, non riesco più a capire se sono viva o morta. Eppure, quando si fanno le quattro, comincio a sentirmi irrequieta, desiderosa di fare qualcosa di produttivo, e cosi esco di casa, anche se non ho una meta precisa. Ovviamente, non è come avere un appuntamento per incontrare qualcuno. Finisco sempre in una liberia vicina, dove vendono tanti libri d’arte, o in un negozio di antiquariato zeppo di cianfrusaglie. Osservando queste cose, cerco di liberarmi del senso di vuoto che non riesco neppure a descrivere. Quando questa vita si protrae per un mese o più, diventa evidente che il problema non è solo il vuoto ma il costante consumo di oggetti, e non riesco più a sopportarlo”.
“A quel punto, però, mi sento inondare da un’emozione intensa, un’indignazione o un desiderio che non posso ignorare e finalmente riesco a pensare di rimettermi a lavorare. All’improvviso, prigioniera di questo stile di vita, vengo sopraffatta dall’impulso di distruggermi o frantumarmi in mille pezzi”.
Chiharu Shiota

“Tutte le volte che finisce una mostra per me è come se sia passata una tempesta, inizio a trascinarmi senza scopo da un giorno all’altro come un aquilone con il filo spezzato. Mi limito a ripetere i gesti di una vita che non è né felice né triste: prendo qualche libro dallo scaffale, leggo un po’, quando ne ho abbastanza apro un giornale, poi mi sdraio e sfoglio una rivista o leggo ancora un libro. Nella speranza di schiarimi la mente, riempio la vasca da bagno e mi immergo per ore, osservando le nuvole che fluttuano fuori dalla finestra: in breve tempo, non riesco più a capire se sono viva o morta. Eppure, quando si fanno le quattro, comincio a sentirmi irrequieta, desiderosa di fare qualcosa di produttivo, e cosi esco di casa, anche se non ho una meta precisa. Ovviamente, non è come avere un appuntamento per incontrare qualcuno. Finisco sempre in una liberia vicina, dove vendono tanti libri d’arte, o in un negozio di antiquariato zeppo di cianfrusaglie. Osservando queste cose, cerco di liberarmi del senso di vuoto che non riesco neppure a descrivere. Quando questa vita si protrae per un mese o più, diventa evidente che il problema non è solo il vuoto ma il costante consumo di oggetti, e non riesco più a sopportarlo”.
“A quel punto, però, mi sento inondare da un’emozione intensa, un’indignazione o un desiderio che non posso ignorare e finalmente riesco a pensare di rimettermi a lavorare. All’improvviso, prigioniera di questo stile di vita, vengo sopraffatta dall’impulso di distruggermi o frantumarmi in mille pezzi”.
Chiharu Shiota

Quasier, gatti e sassi
(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)

Quasier, gatti e sassi
(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)

Quasier, gatti e sassi
(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)

Quasier, gatti e sassi
(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)

Quasier, gatti e sassi
(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)

Quasier, gatti e sassi
(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)

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(Mariaelena e i gatti hanno posato per questo post)
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