Silvia Grilli
Editor-in-Chief of Grazia Italy and Grazia Food. Anna’s mom.
Direttrice di Grazia e Grazia Food. Mamma di Anna.

Accompagnato da polizia e assistenti sociali, un padre entra in una scuola di Roma e preleva la figlia di sei anni. Quell’uomo è stato rinviato a giudizio per lesioni contro la madre davanti alla bambina. Eppure, può farsi consegnare la piccola grazie a un provvedimento d’urgenza del tribunale per i minori e chiederne il collocamento in una casa-famiglia.
Qualche giorno prima, a Padova, una bambina di cinque anni era stata ritirata dalla scuola materna e affidata al padre nonostante piangesse, si ribellasse e da tempo rifiutasse di vederlo.
La bambina di Roma soffre di una malattia genetica. Una perizia medico-legale aveva accertato che l’allontanamento dalla madre sarebbe stato rischioso per la sua salute. Il tribunale ordinario aveva confermato l’affidamento alla mamma. Poi è arrivato un altro tribunale e la piccola è stata portata via.
Testimoni raccontano che vomitava e piangeva quando era costretta a incontrare il padre. Diceva: «Mi lega le mani». Più di un anno fa avevano cercato di trasferirla in una struttura: si era legata con lo scotch alla sedia. Non voleva lasciare la mamma.
Dietro queste storie c’è la teoria dell’alienazione parentale: quando un figlio rifiuta un genitore, la colpa è dell’altro,quasi sempre la madre, accusata di manipolare i figli per allontanarli dal padre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che l’alienazione parentale viene impropriamente invocata per screditare le denunce di violenza domestica. La Cassazione l’ha respinta più volte. Le case-rifugio avvisano che i violenti la usano strumentalmente minacciando le donne di togliere loro i figli. Eppure ricorre nei tribunali italiani, usata contro le madri che denunciano.
Il padre è sotto inchiesta per stalking, rinviato a giudizio per lesioni. Eppure ora è la mamma che non può avvicinarsi alla bambina. La resistenza della piccola (il nastro adesivo, i pianti, il vomito) diventa la prova che la madre l’ha manipolata. Lo Stato è entrato in una scuola, ha autorizzato la forza pubblica a prelevare una bambina di sei anni, e l’ha affidata a un padre violento. Una bambina rifiuta con tutta se stessa l’uomo che la fa stare male. Lo Stato gliela consegna lo stesso.

Accompagnato da polizia e assistenti sociali, un padre entra in una scuola di Roma e preleva la figlia di sei anni. Quell’uomo è stato rinviato a giudizio per lesioni contro la madre davanti alla bambina. Eppure, può farsi consegnare la piccola grazie a un provvedimento d’urgenza del tribunale per i minori e chiederne il collocamento in una casa-famiglia.
Qualche giorno prima, a Padova, una bambina di cinque anni era stata ritirata dalla scuola materna e affidata al padre nonostante piangesse, si ribellasse e da tempo rifiutasse di vederlo.
La bambina di Roma soffre di una malattia genetica. Una perizia medico-legale aveva accertato che l’allontanamento dalla madre sarebbe stato rischioso per la sua salute. Il tribunale ordinario aveva confermato l’affidamento alla mamma. Poi è arrivato un altro tribunale e la piccola è stata portata via.
Testimoni raccontano che vomitava e piangeva quando era costretta a incontrare il padre. Diceva: «Mi lega le mani». Più di un anno fa avevano cercato di trasferirla in una struttura: si era legata con lo scotch alla sedia. Non voleva lasciare la mamma.
Dietro queste storie c’è la teoria dell’alienazione parentale: quando un figlio rifiuta un genitore, la colpa è dell’altro,quasi sempre la madre, accusata di manipolare i figli per allontanarli dal padre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che l’alienazione parentale viene impropriamente invocata per screditare le denunce di violenza domestica. La Cassazione l’ha respinta più volte. Le case-rifugio avvisano che i violenti la usano strumentalmente minacciando le donne di togliere loro i figli. Eppure ricorre nei tribunali italiani, usata contro le madri che denunciano.
Il padre è sotto inchiesta per stalking, rinviato a giudizio per lesioni. Eppure ora è la mamma che non può avvicinarsi alla bambina. La resistenza della piccola (il nastro adesivo, i pianti, il vomito) diventa la prova che la madre l’ha manipolata. Lo Stato è entrato in una scuola, ha autorizzato la forza pubblica a prelevare una bambina di sei anni, e l’ha affidata a un padre violento. Una bambina rifiuta con tutta se stessa l’uomo che la fa stare male. Lo Stato gliela consegna lo stesso.

Accompagnato da polizia e assistenti sociali, un padre entra in una scuola di Roma e preleva la figlia di sei anni. Quell’uomo è stato rinviato a giudizio per lesioni contro la madre davanti alla bambina. Eppure, può farsi consegnare la piccola grazie a un provvedimento d’urgenza del tribunale per i minori e chiederne il collocamento in una casa-famiglia.
Qualche giorno prima, a Padova, una bambina di cinque anni era stata ritirata dalla scuola materna e affidata al padre nonostante piangesse, si ribellasse e da tempo rifiutasse di vederlo.
La bambina di Roma soffre di una malattia genetica. Una perizia medico-legale aveva accertato che l’allontanamento dalla madre sarebbe stato rischioso per la sua salute. Il tribunale ordinario aveva confermato l’affidamento alla mamma. Poi è arrivato un altro tribunale e la piccola è stata portata via.
Testimoni raccontano che vomitava e piangeva quando era costretta a incontrare il padre. Diceva: «Mi lega le mani». Più di un anno fa avevano cercato di trasferirla in una struttura: si era legata con lo scotch alla sedia. Non voleva lasciare la mamma.
Dietro queste storie c’è la teoria dell’alienazione parentale: quando un figlio rifiuta un genitore, la colpa è dell’altro,quasi sempre la madre, accusata di manipolare i figli per allontanarli dal padre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che l’alienazione parentale viene impropriamente invocata per screditare le denunce di violenza domestica. La Cassazione l’ha respinta più volte. Le case-rifugio avvisano che i violenti la usano strumentalmente minacciando le donne di togliere loro i figli. Eppure ricorre nei tribunali italiani, usata contro le madri che denunciano.
Il padre è sotto inchiesta per stalking, rinviato a giudizio per lesioni. Eppure ora è la mamma che non può avvicinarsi alla bambina. La resistenza della piccola (il nastro adesivo, i pianti, il vomito) diventa la prova che la madre l’ha manipolata. Lo Stato è entrato in una scuola, ha autorizzato la forza pubblica a prelevare una bambina di sei anni, e l’ha affidata a un padre violento. Una bambina rifiuta con tutta se stessa l’uomo che la fa stare male. Lo Stato gliela consegna lo stesso.

Accompagnato da polizia e assistenti sociali, un padre entra in una scuola di Roma e preleva la figlia di sei anni. Quell’uomo è stato rinviato a giudizio per lesioni contro la madre davanti alla bambina. Eppure, può farsi consegnare la piccola grazie a un provvedimento d’urgenza del tribunale per i minori e chiederne il collocamento in una casa-famiglia.
Qualche giorno prima, a Padova, una bambina di cinque anni era stata ritirata dalla scuola materna e affidata al padre nonostante piangesse, si ribellasse e da tempo rifiutasse di vederlo.
La bambina di Roma soffre di una malattia genetica. Una perizia medico-legale aveva accertato che l’allontanamento dalla madre sarebbe stato rischioso per la sua salute. Il tribunale ordinario aveva confermato l’affidamento alla mamma. Poi è arrivato un altro tribunale e la piccola è stata portata via.
Testimoni raccontano che vomitava e piangeva quando era costretta a incontrare il padre. Diceva: «Mi lega le mani». Più di un anno fa avevano cercato di trasferirla in una struttura: si era legata con lo scotch alla sedia. Non voleva lasciare la mamma.
Dietro queste storie c’è la teoria dell’alienazione parentale: quando un figlio rifiuta un genitore, la colpa è dell’altro,quasi sempre la madre, accusata di manipolare i figli per allontanarli dal padre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che l’alienazione parentale viene impropriamente invocata per screditare le denunce di violenza domestica. La Cassazione l’ha respinta più volte. Le case-rifugio avvisano che i violenti la usano strumentalmente minacciando le donne di togliere loro i figli. Eppure ricorre nei tribunali italiani, usata contro le madri che denunciano.
Il padre è sotto inchiesta per stalking, rinviato a giudizio per lesioni. Eppure ora è la mamma che non può avvicinarsi alla bambina. La resistenza della piccola (il nastro adesivo, i pianti, il vomito) diventa la prova che la madre l’ha manipolata. Lo Stato è entrato in una scuola, ha autorizzato la forza pubblica a prelevare una bambina di sei anni, e l’ha affidata a un padre violento. Una bambina rifiuta con tutta se stessa l’uomo che la fa stare male. Lo Stato gliela consegna lo stesso.

Accompagnato da polizia e assistenti sociali, un padre entra in una scuola di Roma e preleva la figlia di sei anni. Quell’uomo è stato rinviato a giudizio per lesioni contro la madre davanti alla bambina. Eppure, può farsi consegnare la piccola grazie a un provvedimento d’urgenza del tribunale per i minori e chiederne il collocamento in una casa-famiglia.
Qualche giorno prima, a Padova, una bambina di cinque anni era stata ritirata dalla scuola materna e affidata al padre nonostante piangesse, si ribellasse e da tempo rifiutasse di vederlo.
La bambina di Roma soffre di una malattia genetica. Una perizia medico-legale aveva accertato che l’allontanamento dalla madre sarebbe stato rischioso per la sua salute. Il tribunale ordinario aveva confermato l’affidamento alla mamma. Poi è arrivato un altro tribunale e la piccola è stata portata via.
Testimoni raccontano che vomitava e piangeva quando era costretta a incontrare il padre. Diceva: «Mi lega le mani». Più di un anno fa avevano cercato di trasferirla in una struttura: si era legata con lo scotch alla sedia. Non voleva lasciare la mamma.
Dietro queste storie c’è la teoria dell’alienazione parentale: quando un figlio rifiuta un genitore, la colpa è dell’altro,quasi sempre la madre, accusata di manipolare i figli per allontanarli dal padre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che l’alienazione parentale viene impropriamente invocata per screditare le denunce di violenza domestica. La Cassazione l’ha respinta più volte. Le case-rifugio avvisano che i violenti la usano strumentalmente minacciando le donne di togliere loro i figli. Eppure ricorre nei tribunali italiani, usata contro le madri che denunciano.
Il padre è sotto inchiesta per stalking, rinviato a giudizio per lesioni. Eppure ora è la mamma che non può avvicinarsi alla bambina. La resistenza della piccola (il nastro adesivo, i pianti, il vomito) diventa la prova che la madre l’ha manipolata. Lo Stato è entrato in una scuola, ha autorizzato la forza pubblica a prelevare una bambina di sei anni, e l’ha affidata a un padre violento. Una bambina rifiuta con tutta se stessa l’uomo che la fa stare male. Lo Stato gliela consegna lo stesso.

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In Manhattan for the Louis Vuitton 2027 Cruise show. Scroll through my gallery for a glimpse of the Frick Collection, Fifth Avenue, my adorable friend Francesca, and the sunset over my beloved Upper West Side.
A Manhattan per la sfilata Crociera 2027 di Louis Vuitton. Scorri la mia gallery per uno sguardo alla Frick Collection dove si è tenuto lo show; la Quinta Strada, la mia cara amica @francescabelfiume e il tramonto nel mio adorato Upper West Side.
#louisvuitton
#frickcollection
#fifthavenue
#upperwestside
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Prendersi cura di chi si ama: è questa la radice della bellezza secondo @francescachillemi___, protagonista della copertina del nuovo numero di Grazia, disponibile in edicola e su app da oggi.
L’attrice racconta la sua idea di vita piena e felice. Francesca si confida parlando delle merende della nonna, della nascita delle figlie e di come il rapporto con il suo corpo sia cambiato quando è diventata madre.
Tra le protagoniste del numero troviamo @isabelle.huppert, protagonista al @festivaldecannes. Con lei parliamo di moda, di figli e della sfida dell’età.
Grazia ha incontrato poi @stanleytucci, che con la sua nuova serie #TucciInItaly celebra il cibo e lo stile di vita italiano che ama di più.
Il numero ospita un’inchiesta sull’amore e l’idea di relazione nel 2026: dai ragazzi che si conoscono sui social al ritorno dei ruoli iper-tradizionali nel matrimonio, fino alle fantasie dei maschi, persi nei mondi virtuali.
Le pagine della moda sono dedicate a uno stile di carattere: volumi morbidi, drappeggi, stoffe fantasia. Ma troverete anche un servizio dedicato allo stile mare più chic e uno ai look costruiti intorno agli occhiali da sole.
Le pagine della bellezza ospitano lo speciale dedicato al tema della longevità: rituali cosmetici, spa e alleati segreti per irradiare luce a ogni età.
Direttrice: @silvia_grilli
Foto: @signe_vilstrup
Intervista: Paola Spezi
Styling: @selinbursalioglu
Produzione: @fneviani
In cover: camicia @tods, body @wolford
Caporedattrice Moda: @carlottamarioni
Make up & hair: @manola_spaziani_mua@simonebelliagency using @lancomeofficial #AbsolueLongevityMD Crema Intercept
Management: @3sixty_mgmt
Si ringrazia: @albereta
#GraziaItalia
The Louis Vuitton Cruise 2027 show at the Frick Collection in Manhattan is a triumph of colour and a love letter to New York, with Keith Haring as a central inspiration, set against the masterpieces of the collection. With a stellar crowd: from Zendaya to Felix of Stray Kids, from Cate Blanchett to Anne Hathaway, from Emily Blunt to Emma Stone to Chase Infiniti, from Ava DuVernay to Jennifer Connelly to Alicia Vikander.
La sfilata Crociera 2027 di Louis Vuitton alla Frick Collection di New York è un trionfo di colore e di New York, con stampe ispirate a Keith Haring tra i capolavori dell’arte dal Rinascimento al 19esimo secolo. Con un parterre di star, da Zendaya a Felix degli Stray Kids, da Cate Blanchett a Anne Hathaway, da Emily Blunt a Emma Stone a Chase Infiniti, da Jennifer Connelly ad Ava DuVernay ad Alicia Vikander.
Video di @silvia_grilli
#lvcruise27
#zendaya
#annahathaway
#felix
#emilyblunt

The speedboat cuts through the water toward the Venice Lido and the lagoon catches fire in that orange-gold that exists nowhere else. I stop at the threshold of the Palazzo del Casinò. Four hundred people in white and black tie, long gowns, gloves, Belle Époque elegance. Nobody cheated on the dress code.
I’m at the Casino Royale Ball 1930 with @dior and @venetianheritage , raising money to restore Ca’ d’Oro, the most beautiful Gothic palace on the lagoon, once partially covered in gold leaf, visible from the water, shimmering.
Scroll through my photos and videos. Thank you, Dior, for having me.
Il motoscafo taglia l’acqua verso il Lido di Venezia e la laguna si accende di quell’arancio-oro che non esiste in nessun altro luogo al mondo. Mi fermo sulla soglia del Palazzo del Casinò al Lido di Venezia. Quattrocento persone in white e black tie, abiti lunghi, guanti, eleganza Belle Époque. Nessuno ha barato sul dress code.
Sono al Casino Royale Ball 1930 con Dior e il Venetian Heritage: i fondi raccolti vanno al restauro della Ca’ d’Oro, il palazzo gotico sul Canal Grande che un tempo aveva parti della facciata ricoperted’oro e si vedeva brillare dall’acqua.
Grazie, Dior, per avermi voluta con voi.
Guardate la mia gallery di foto e video.
#dior
#venetianheritage
The speedboat cuts through the water toward the Venice Lido and the lagoon catches fire in that orange-gold that exists nowhere else. I stop at the threshold of the Palazzo del Casinò. Four hundred people in white and black tie, long gowns, gloves, Belle Époque elegance. Nobody cheated on the dress code.
I’m at the Casino Royale Ball 1930 with @dior and @venetianheritage , raising money to restore Ca’ d’Oro, the most beautiful Gothic palace on the lagoon, once partially covered in gold leaf, visible from the water, shimmering.
Scroll through my photos and videos. Thank you, Dior, for having me.
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#venetianheritage

The speedboat cuts through the water toward the Venice Lido and the lagoon catches fire in that orange-gold that exists nowhere else. I stop at the threshold of the Palazzo del Casinò. Four hundred people in white and black tie, long gowns, gloves, Belle Époque elegance. Nobody cheated on the dress code.
I’m at the Casino Royale Ball 1930 with @dior and @venetianheritage , raising money to restore Ca’ d’Oro, the most beautiful Gothic palace on the lagoon, once partially covered in gold leaf, visible from the water, shimmering.
Scroll through my photos and videos. Thank you, Dior, for having me.
Il motoscafo taglia l’acqua verso il Lido di Venezia e la laguna si accende di quell’arancio-oro che non esiste in nessun altro luogo al mondo. Mi fermo sulla soglia del Palazzo del Casinò al Lido di Venezia. Quattrocento persone in white e black tie, abiti lunghi, guanti, eleganza Belle Époque. Nessuno ha barato sul dress code.
Sono al Casino Royale Ball 1930 con Dior e il Venetian Heritage: i fondi raccolti vanno al restauro della Ca’ d’Oro, il palazzo gotico sul Canal Grande che un tempo aveva parti della facciata ricoperted’oro e si vedeva brillare dall’acqua.
Grazie, Dior, per avermi voluta con voi.
Guardate la mia gallery di foto e video.
#dior
#venetianheritage

La sorellanza più forte di tutto, anche dell’amore. Ne parla Valeria Golino, protagonista della copertina del nuovo numero di Grazia, disponibile in edicola e su app da oggi.
L’attrice e regista, candidata come attrice protagonista ai David di Donatello per il film Fuori, martedì ha stretto la mano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’incontro che ogni anno il Quirinale riserva ai protagonisti del premio. Golino a Grazia racconta l’universo di donne che la circonda, ma anche il suo rapporto con il corpo, i sogni e gli uomini. E parla di quell’amicizia tra donne che le dona ogni volta nuova energia.
Tra leprotagoniste del numero troviamo @barbara_ronchi_, che nel suo nuovo film interpreta una scienziata al Polo Sud. Con questo ruolo Ronchi dice di aver trovato qualcosa di inaspettato: una comprensione più profonda di se stessa. Di indipendenza economica e della forza di essere la capofamiglia parla invece Claudia Gerini, che nel nuovo film L’Amore Sta Bene Su Tutto porta sullo schermo una lezione di libertà.
Grazia ha incontrato poi la campionessa olimpica di sci @federicabrignone, che ha condiviso le ombre, gli infortuni, le docce gelate e la fatica che ci sono dietro ai suoi trionfi.
Nel numero, un’inchiesta approfondita è dedicata al fenomeno del #grooming, il sistema che gli adescatori di minori usano oggi in rete per guadagnarsi la fiducia delle vittime.
Le pagine della moda sono dedicate allo Speciale gioielli: 170 idee irresistibili per brillare e attirare gli sguardi, ma anche reportage esclusivi per raccontare le più preziose collezioni dell’alta gioielleria presentate dalle maison.
Grande attenzione alla bellezza, dove raccontiamo perché le braccia toniche sono diventate il dettaglio che racconta un nuovo rapporto con il corpo, la salute e se stesse.
Direttrice: @silvia_grilli
Foto: @laurasciacovelli
Intervista: @marinaspeich
Styling: @vivianavolpicella
Produzione: @flavianeviani
In cover: completo pantaloni con mocassini Gommino @tods, orologio vintage @cartier
Caporedattrice moda: @carlottamarioni
Make up: @letiziacarnevale usando @charlottetilbury
Hair stylist: @giulioordonselli
Ufficio stampa: @fosforopress

There are things you say yes to and then find yourself in, completely, no holding back. The Il Talento Generoso award is one of those things. A year of work, energy, heart. I wasn’t just a godmother in name, I was in it, and I’m deeply proud of that.
Thank you, @cristinadelbono_ , for creating something worth believing in wholeheartedly.
Congratulations to @ottavia_cicerone , Alida Musumeci, and Melissa Cipolla. May this be just your first chapter.
To the ambassadors of the second edition — @pilarfogliati , @alessandro_gassmann_official , @alessandrobillycostacurta , ChiaraAmbrogio, @riccardopozzoli — thank you for your generosity.
Welcome to those just starting this journey: @lamastronardi , @nicolettamanni , @letiziamoratti , @parlasostenibile , Chiara Ambrogio, @enam.back .
And thank you, Alberta Ferretti, for being part of this.
Ci sono cose a cui si dice sì e poi ci si ritrova dentro senza riserve. Il premio Il Talento Generoso è una di queste. Un anno di lavoro, di energia, di cuore. Fare parte di questo progetto mi rende orgogliosa.
Grazie, Cristina del Bono, per aver creato qualcosa in cui vale la pena credere fino in fondo.
Congratulazioni a Ottavia Cicerone, Alida Musumeci e Melissa Cipolla per i vostri progetti vincitori: che questo sia solo il vostro primo capitolo.
Agli ambassador della seconda edizione — Pilar Fogliati, Alessandro Gassmann, Chiara Ambrogio, Alessandro Costacurta, Riccardo Pozzoli — grazie per la vostra generosità.
E benvenuti a coloro che iniziano ora questo viaggio insieme: Alessandra Mastronardi, Nicoletta Manni, Silvia Moroni, Letizia Moratti, Chiara Ambrogio, Emmanuelle de Villepin. La vostra sceltadi farlo mi ha commossa.
E grazie, Alberta Ferretti, per esserci sempre. 🤍
#iltalentogeneroso
#cristalfarma

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Il mio viaggio con @chanelofficial a Biarritz, in Francia, per la sfilata Crociera 2026/2027 di Chanel.
Se sfogliate la mia gallery vedete l’esibizione di A$AP Rocky; il palazzo che ha ospitato la serata, regalato da Napoleone III all’imperatrice María Eugenia; il Casinò dove è stata presentata la collezione disegnata da Matthieu Blazy e la sfilata con le super ospiti Tilda Swinton eCharlotte Casiraghi.
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Thank you @lalu_simonetto for taking pictures of me.

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The 2026 Chanel Cruise show at the casino in Biarritz, France. The legendary Nicole Kidman, the rapper A$AP Rocky, the luminous Charlotte Casiraghi, and the hypnotic Tilda Swinton, together with a crowd of celebrities here where the ocean meets fashion at its finest.
La sfilata Cruise 2026 di Chanel al Casinò di Biarritz, Francia. La leggendaria Nicole Kidman, la luminosa Charlotte Casiraghi, il rapper A$AP Rocky e l’ipnotica Tilda Swinton, assieme a una folla di celebrities, qui dove l’oceano incontra la moda più bella.
Video by @silvia_grilli
#chanel
#nicolekidman
#tildaswinton
#asaprocky
#charlottecasiraghi

Nell’agosto 2024 una giovane donna si è presentata alla polizia. Ha raccontato maltrattamenti, sesso non sicuro, un aborto, sfruttamento. Ha detto: «Ho provato per anni a denunciare. Ho deciso di farlo per il senso di ingiustizia che sentivo, per come venivano trattate le ragazze. Ma ora ho paura». La sua denuncia ha aperto un’inchiesta culminata in quattro arresti e un sequestro di oltre un milione di euro. Quasi cento nomi sono finiti nei fascicoli della Procura di Milano.
Ma quello che è rimasto sui media è una storia pruriginosa da rotocalco. Con “le ragazze” sullo sfondo e in primo piano la caccia frenetica ai nomi dei calciatori. Fiorello ci ha scherzato sopra in diretta. Nessuno ha raccontato che cosa significasse davvero stare dentro quel sistema.
Quelle ragazze non andavano e venivano: abitavano nello stesso stabile di Cinisello Balsamo che era sede della società. Casa e lavoro erano la stessa cosa. Il controllo era continuo.
Nel suo nuovo film, La Sposa! , Maggie Gyllenhaal ha fatto la scelta che il nostro giornalismo non ha voluto fare: ha messo al centro Ida, una donna che nella Chicago degli anni Trenta lavora per un boss criminale, viene maltrattata, silenziata, uccisa. La regista haguardato chi non viene mai visto.
Nel film, Ida viene riportata in vita per essere la compagna di qualcun altro. Il suo corpo vale qualcosa. Lei, come persona, no. Ma, senza memoria e senza il patriarcato inculcato dalla nascita, capisce che il sistema è costruito contro di lei e si ribella in modo caotico, violento, bellissimo. In una scena, che è il cuore politico del film, punta una pistola contro gli uomini invitati a una festa di lusso e li chiama per quello che sono: abusatori coperti dal proprio privilegio. Per la prima volta, Ida viene vista.
Anche la giovane donna che ha denunciato a Milano ha trasformato la rabbia in ribellione. Ma è stata ridotta a una battuta senza essere vista.
Fare giornalismo è scegliere a chi dare voce. Qui la maggioranza ha scelto il gossip, non le ragazze ingabbiate in uno stabile di Cinisello Balsamo. Eppure, per me, quella era l’unica storia che valeva la pena raccontare.

Nell’agosto 2024 una giovane donna si è presentata alla polizia. Ha raccontato maltrattamenti, sesso non sicuro, un aborto, sfruttamento. Ha detto: «Ho provato per anni a denunciare. Ho deciso di farlo per il senso di ingiustizia che sentivo, per come venivano trattate le ragazze. Ma ora ho paura». La sua denuncia ha aperto un’inchiesta culminata in quattro arresti e un sequestro di oltre un milione di euro. Quasi cento nomi sono finiti nei fascicoli della Procura di Milano.
Ma quello che è rimasto sui media è una storia pruriginosa da rotocalco. Con “le ragazze” sullo sfondo e in primo piano la caccia frenetica ai nomi dei calciatori. Fiorello ci ha scherzato sopra in diretta. Nessuno ha raccontato che cosa significasse davvero stare dentro quel sistema.
Quelle ragazze non andavano e venivano: abitavano nello stesso stabile di Cinisello Balsamo che era sede della società. Casa e lavoro erano la stessa cosa. Il controllo era continuo.
Nel suo nuovo film, La Sposa! , Maggie Gyllenhaal ha fatto la scelta che il nostro giornalismo non ha voluto fare: ha messo al centro Ida, una donna che nella Chicago degli anni Trenta lavora per un boss criminale, viene maltrattata, silenziata, uccisa. La regista haguardato chi non viene mai visto.
Nel film, Ida viene riportata in vita per essere la compagna di qualcun altro. Il suo corpo vale qualcosa. Lei, come persona, no. Ma, senza memoria e senza il patriarcato inculcato dalla nascita, capisce che il sistema è costruito contro di lei e si ribella in modo caotico, violento, bellissimo. In una scena, che è il cuore politico del film, punta una pistola contro gli uomini invitati a una festa di lusso e li chiama per quello che sono: abusatori coperti dal proprio privilegio. Per la prima volta, Ida viene vista.
Anche la giovane donna che ha denunciato a Milano ha trasformato la rabbia in ribellione. Ma è stata ridotta a una battuta senza essere vista.
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Nell’agosto 2024 una giovane donna si è presentata alla polizia. Ha raccontato maltrattamenti, sesso non sicuro, un aborto, sfruttamento. Ha detto: «Ho provato per anni a denunciare. Ho deciso di farlo per il senso di ingiustizia che sentivo, per come venivano trattate le ragazze. Ma ora ho paura». La sua denuncia ha aperto un’inchiesta culminata in quattro arresti e un sequestro di oltre un milione di euro. Quasi cento nomi sono finiti nei fascicoli della Procura di Milano.
Ma quello che è rimasto sui media è una storia pruriginosa da rotocalco. Con “le ragazze” sullo sfondo e in primo piano la caccia frenetica ai nomi dei calciatori. Fiorello ci ha scherzato sopra in diretta. Nessuno ha raccontato che cosa significasse davvero stare dentro quel sistema.
Quelle ragazze non andavano e venivano: abitavano nello stesso stabile di Cinisello Balsamo che era sede della società. Casa e lavoro erano la stessa cosa. Il controllo era continuo.
Nel suo nuovo film, La Sposa! , Maggie Gyllenhaal ha fatto la scelta che il nostro giornalismo non ha voluto fare: ha messo al centro Ida, una donna che nella Chicago degli anni Trenta lavora per un boss criminale, viene maltrattata, silenziata, uccisa. La regista haguardato chi non viene mai visto.
Nel film, Ida viene riportata in vita per essere la compagna di qualcun altro. Il suo corpo vale qualcosa. Lei, come persona, no. Ma, senza memoria e senza il patriarcato inculcato dalla nascita, capisce che il sistema è costruito contro di lei e si ribella in modo caotico, violento, bellissimo. In una scena, che è il cuore politico del film, punta una pistola contro gli uomini invitati a una festa di lusso e li chiama per quello che sono: abusatori coperti dal proprio privilegio. Per la prima volta, Ida viene vista.
Anche la giovane donna che ha denunciato a Milano ha trasformato la rabbia in ribellione. Ma è stata ridotta a una battuta senza essere vista.
Fare giornalismo è scegliere a chi dare voce. Qui la maggioranza ha scelto il gossip, non le ragazze ingabbiate in uno stabile di Cinisello Balsamo. Eppure, per me, quella era l’unica storia che valeva la pena raccontare.

Nell’agosto 2024 una giovane donna si è presentata alla polizia. Ha raccontato maltrattamenti, sesso non sicuro, un aborto, sfruttamento. Ha detto: «Ho provato per anni a denunciare. Ho deciso di farlo per il senso di ingiustizia che sentivo, per come venivano trattate le ragazze. Ma ora ho paura». La sua denuncia ha aperto un’inchiesta culminata in quattro arresti e un sequestro di oltre un milione di euro. Quasi cento nomi sono finiti nei fascicoli della Procura di Milano.
Ma quello che è rimasto sui media è una storia pruriginosa da rotocalco. Con “le ragazze” sullo sfondo e in primo piano la caccia frenetica ai nomi dei calciatori. Fiorello ci ha scherzato sopra in diretta. Nessuno ha raccontato che cosa significasse davvero stare dentro quel sistema.
Quelle ragazze non andavano e venivano: abitavano nello stesso stabile di Cinisello Balsamo che era sede della società. Casa e lavoro erano la stessa cosa. Il controllo era continuo.
Nel suo nuovo film, La Sposa! , Maggie Gyllenhaal ha fatto la scelta che il nostro giornalismo non ha voluto fare: ha messo al centro Ida, una donna che nella Chicago degli anni Trenta lavora per un boss criminale, viene maltrattata, silenziata, uccisa. La regista haguardato chi non viene mai visto.
Nel film, Ida viene riportata in vita per essere la compagna di qualcun altro. Il suo corpo vale qualcosa. Lei, come persona, no. Ma, senza memoria e senza il patriarcato inculcato dalla nascita, capisce che il sistema è costruito contro di lei e si ribella in modo caotico, violento, bellissimo. In una scena, che è il cuore politico del film, punta una pistola contro gli uomini invitati a una festa di lusso e li chiama per quello che sono: abusatori coperti dal proprio privilegio. Per la prima volta, Ida viene vista.
Anche la giovane donna che ha denunciato a Milano ha trasformato la rabbia in ribellione. Ma è stata ridotta a una battuta senza essere vista.
Fare giornalismo è scegliere a chi dare voce. Qui la maggioranza ha scelto il gossip, non le ragazze ingabbiate in uno stabile di Cinisello Balsamo. Eppure, per me, quella era l’unica storia che valeva la pena raccontare.

Nell’agosto 2024 una giovane donna si è presentata alla polizia. Ha raccontato maltrattamenti, sesso non sicuro, un aborto, sfruttamento. Ha detto: «Ho provato per anni a denunciare. Ho deciso di farlo per il senso di ingiustizia che sentivo, per come venivano trattate le ragazze. Ma ora ho paura». La sua denuncia ha aperto un’inchiesta culminata in quattro arresti e un sequestro di oltre un milione di euro. Quasi cento nomi sono finiti nei fascicoli della Procura di Milano.
Ma quello che è rimasto sui media è una storia pruriginosa da rotocalco. Con “le ragazze” sullo sfondo e in primo piano la caccia frenetica ai nomi dei calciatori. Fiorello ci ha scherzato sopra in diretta. Nessuno ha raccontato che cosa significasse davvero stare dentro quel sistema.
Quelle ragazze non andavano e venivano: abitavano nello stesso stabile di Cinisello Balsamo che era sede della società. Casa e lavoro erano la stessa cosa. Il controllo era continuo.
Nel suo nuovo film, La Sposa! , Maggie Gyllenhaal ha fatto la scelta che il nostro giornalismo non ha voluto fare: ha messo al centro Ida, una donna che nella Chicago degli anni Trenta lavora per un boss criminale, viene maltrattata, silenziata, uccisa. La regista haguardato chi non viene mai visto.
Nel film, Ida viene riportata in vita per essere la compagna di qualcun altro. Il suo corpo vale qualcosa. Lei, come persona, no. Ma, senza memoria e senza il patriarcato inculcato dalla nascita, capisce che il sistema è costruito contro di lei e si ribella in modo caotico, violento, bellissimo. In una scena, che è il cuore politico del film, punta una pistola contro gli uomini invitati a una festa di lusso e li chiama per quello che sono: abusatori coperti dal proprio privilegio. Per la prima volta, Ida viene vista.
Anche la giovane donna che ha denunciato a Milano ha trasformato la rabbia in ribellione. Ma è stata ridotta a una battuta senza essere vista.
Fare giornalismo è scegliere a chi dare voce. Qui la maggioranza ha scelto il gossip, non le ragazze ingabbiate in uno stabile di Cinisello Balsamo. Eppure, per me, quella era l’unica storia che valeva la pena raccontare.

The Devil Wears Prada 2 première with my favorite partner in crime: my daughter Anna.
Alla prima del Diavolo Veste Prada 2 con la diavoletta della mia vita: mia figlia Anna♥️.
#thedevilwearsprada
#disney
#rinascente
Thank you @quelloconilflash and @maxmontingelli for the pictures.

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Gulf Kanavut, Ed Westwick, Sophie Marceau, Amy Jackson, and a medieval abbey lit up for Chaumet’s High Jewellery collection reveal: A Journey through Nature. At l’Abbaye des Vaux-de-Cernay, southwest of Paris, the evening delivered diamonds, tiaras, and rooms full of people worth talking to.
Swipe through.
Il mio incontro con Gulf, attore e modello thailandese che infiamma i fan. E quello con Sophie Marceau o con il Chuck di Gossip Girl, Ed Westwick, e la moglie: la modella e attrice Amy Jackson.
Siamo nel sud-ovest di Parigi, all’Abbaye des Vaux-de-Cernay per la presentazione della collezione di alta gioielleria di Chaumet. Tra diamanti e tiare, e una parata di star.
Guardate la mia gallery di video e foto.
@chaumetofficial
#gulfkanawut
#edwestwick
#iamamyjackson
#songhyekyo
#sophiemarceau

Gulf Kanavut, Ed Westwick, Sophie Marceau, Amy Jackson, and a medieval abbey lit up for Chaumet’s High Jewellery collection reveal: A Journey through Nature. At l’Abbaye des Vaux-de-Cernay, southwest of Paris, the evening delivered diamonds, tiaras, and rooms full of people worth talking to.
Swipe through.
Il mio incontro con Gulf, attore e modello thailandese che infiamma i fan. E quello con Sophie Marceau o con il Chuck di Gossip Girl, Ed Westwick, e la moglie: la modella e attrice Amy Jackson.
Siamo nel sud-ovest di Parigi, all’Abbaye des Vaux-de-Cernay per la presentazione della collezione di alta gioielleria di Chaumet. Tra diamanti e tiare, e una parata di star.
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