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tonithorimbert

Toni Thorimbert

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Attenzione!: A Fusignano, 10 minuti da Ravenna, sabato 30 maggio, una conferenza e domenica 31 un Workshop, entrambi incentrati sulla più seducente delle operazioni fotografiche: il ritratto! Una “full immersion” che inizia con gli “ingredienti del ritratto” alle 21 del 30 all’auditorium Corelli (con ingresso libero e gratuito) e che prosegue il giorno dopo al Cobra Studio di via Garibaldi 35 sempre a Fusignano, dove invece, per massimo 14 iscritti, terrò l’ormai mitico e trasformativo workshop “Emotività della luce”, una giornata in cui letteralmente i miei partecipanti “vedranno la luce” non per la sua (spesso inutile) “bellezza” ma per la sua (invece utilissima) funzione narrativa.
Se non parliamo di emozioni di cosa ha senso parlare?
E in fotografia, specialmente nel ritratto, le emozioni si raccontano - e si creano - con la luce.
Facile? Assolutamente si, quando sai come arrivarci.
Quindi: Fusignano > Ravenna > Emilia Romagna > Italia. 30 e 31 maggio. “Ingredienti del ritratto” ed “emotività della luce”, due occasioni abbastanza uniche perchè quest’anno non farò molti workshop e conferenze in giro…quindi, ci vediamo a Fusignano 😊
-
Per tutte le info, iscrizioni e adesioni, dubbi e certezze scrivete a
hello@cobrastudio.it


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1 weeks ago


Attenzione!: A Fusignano, 10 minuti da Ravenna, sabato 30 maggio, una conferenza e domenica 31 un Workshop, entrambi incentrati sulla più seducente delle operazioni fotografiche: il ritratto! Una “full immersion” che inizia con gli “ingredienti del ritratto” alle 21 del 30 all’auditorium Corelli (con ingresso libero e gratuito) e che prosegue il giorno dopo al Cobra Studio di via Garibaldi 35 sempre a Fusignano, dove invece, per massimo 14 iscritti, terrò l’ormai mitico e trasformativo workshop “Emotività della luce”, una giornata in cui letteralmente i miei partecipanti “vedranno la luce” non per la sua (spesso inutile) “bellezza” ma per la sua (invece utilissima) funzione narrativa.
Se non parliamo di emozioni di cosa ha senso parlare?
E in fotografia, specialmente nel ritratto, le emozioni si raccontano - e si creano - con la luce.
Facile? Assolutamente si, quando sai come arrivarci.
Quindi: Fusignano > Ravenna > Emilia Romagna > Italia. 30 e 31 maggio. “Ingredienti del ritratto” ed “emotività della luce”, due occasioni abbastanza uniche perchè quest’anno non farò molti workshop e conferenze in giro…quindi, ci vediamo a Fusignano 😊
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1 weeks ago

Attenzione!: A Fusignano, 10 minuti da Ravenna, sabato 30 maggio, una conferenza e domenica 31 un Workshop, entrambi incentrati sulla più seducente delle operazioni fotografiche: il ritratto! Una “full immersion” che inizia con gli “ingredienti del ritratto” alle 21 del 30 all’auditorium Corelli (con ingresso libero e gratuito) e che prosegue il giorno dopo al Cobra Studio di via Garibaldi 35 sempre a Fusignano, dove invece, per massimo 14 iscritti, terrò l’ormai mitico e trasformativo workshop “Emotività della luce”, una giornata in cui letteralmente i miei partecipanti “vedranno la luce” non per la sua (spesso inutile) “bellezza” ma per la sua (invece utilissima) funzione narrativa.
Se non parliamo di emozioni di cosa ha senso parlare?
E in fotografia, specialmente nel ritratto, le emozioni si raccontano - e si creano - con la luce.
Facile? Assolutamente si, quando sai come arrivarci.
Quindi: Fusignano > Ravenna > Emilia Romagna > Italia. 30 e 31 maggio. “Ingredienti del ritratto” ed “emotività della luce”, due occasioni abbastanza uniche perchè quest’anno non farò molti workshop e conferenze in giro…quindi, ci vediamo a Fusignano 😊
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Per tutte le info, iscrizioni e adesioni, dubbi e certezze scrivete a
hello@cobrastudio.it


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1 weeks ago

Un viaggio nell’opera di uno dei più grandi fotografi italiani, capace di catturare l’anima dei suoi soggetti con un’estetica tagliente e profondamente umana.

La fotografia di moda è stata per @tonithorimbert non solo una palestra tecnica e mentale, ma soprattutto un terreno di elaborazione di linguaggi: uno spazio in cui dare forma alle idee, misurarsi con i codici visivi e costruire la propria voce.
Gli abiti, da soli, non sono ancora moda: lo diventano quando si fanno racconto, quando mostrano come un corpo può animare un abito e come l’abito ridefinisce il messaggio del corpo.

“Real Show” è lo scatto attorno a cui ruota questa selezione di fotografie esposte in occasione di @torino.photo.festival. Prodotta negli anni d’oro dell’editoria, realizzata scaricando in studio rimorchi carichi di macerie, scattata in pellicola e non ritoccata, è un’immagine che se già era significativa ai suoi tempi, oggi, se possibile, risulta ancora più struggente e attuale.
Essa è anche il perfetto esempio di come alcuni lavori prodotti nel corso della carriera da un fotografo di moda, seppur rispondenti ai codici editoriali o pubblicitari del settore, finiscono per esprimere il loro pieno potenziale fuori dalla gabbia di un impaginato o di un feed.

★ Sala Rossa
TONI THORIMBERT | Real Show
spin-off di “Donne in vista”, mostra di @cameratorino Centro Italiano per la fotografia


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1 weeks ago

Un viaggio nell’opera di uno dei più grandi fotografi italiani, capace di catturare l’anima dei suoi soggetti con un’estetica tagliente e profondamente umana.

La fotografia di moda è stata per @tonithorimbert non solo una palestra tecnica e mentale, ma soprattutto un terreno di elaborazione di linguaggi: uno spazio in cui dare forma alle idee, misurarsi con i codici visivi e costruire la propria voce.
Gli abiti, da soli, non sono ancora moda: lo diventano quando si fanno racconto, quando mostrano come un corpo può animare un abito e come l’abito ridefinisce il messaggio del corpo.

“Real Show” è lo scatto attorno a cui ruota questa selezione di fotografie esposte in occasione di @torino.photo.festival. Prodotta negli anni d’oro dell’editoria, realizzata scaricando in studio rimorchi carichi di macerie, scattata in pellicola e non ritoccata, è un’immagine che se già era significativa ai suoi tempi, oggi, se possibile, risulta ancora più struggente e attuale.
Essa è anche il perfetto esempio di come alcuni lavori prodotti nel corso della carriera da un fotografo di moda, seppur rispondenti ai codici editoriali o pubblicitari del settore, finiscono per esprimere il loro pieno potenziale fuori dalla gabbia di un impaginato o di un feed.

★ Sala Rossa
TONI THORIMBERT | Real Show
spin-off di “Donne in vista”, mostra di @cameratorino Centro Italiano per la fotografia


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1 weeks ago

Un viaggio nell’opera di uno dei più grandi fotografi italiani, capace di catturare l’anima dei suoi soggetti con un’estetica tagliente e profondamente umana.

La fotografia di moda è stata per @tonithorimbert non solo una palestra tecnica e mentale, ma soprattutto un terreno di elaborazione di linguaggi: uno spazio in cui dare forma alle idee, misurarsi con i codici visivi e costruire la propria voce.
Gli abiti, da soli, non sono ancora moda: lo diventano quando si fanno racconto, quando mostrano come un corpo può animare un abito e come l’abito ridefinisce il messaggio del corpo.

“Real Show” è lo scatto attorno a cui ruota questa selezione di fotografie esposte in occasione di @torino.photo.festival. Prodotta negli anni d’oro dell’editoria, realizzata scaricando in studio rimorchi carichi di macerie, scattata in pellicola e non ritoccata, è un’immagine che se già era significativa ai suoi tempi, oggi, se possibile, risulta ancora più struggente e attuale.
Essa è anche il perfetto esempio di come alcuni lavori prodotti nel corso della carriera da un fotografo di moda, seppur rispondenti ai codici editoriali o pubblicitari del settore, finiscono per esprimere il loro pieno potenziale fuori dalla gabbia di un impaginato o di un feed.

★ Sala Rossa
TONI THORIMBERT | Real Show
spin-off di “Donne in vista”, mostra di @cameratorino Centro Italiano per la fotografia


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1 weeks ago

Eccomi di nuovo! Come si diceva una volta introducendo le Star del cabaret: “A grande richiesta, dopo i trionfi di “Donne in vista” la grande mostra di Torino e l’uscita del suo prezioso catalogo, ecco a voi Toni Thorimbert di ritorno sulle scene di Ricordi Stampati solo per tre indimenticabili giornate di scatti! Affrettatevi gente perché ( effettivamente) gli appuntamenti rimasti liberi sono pochi e andranno a ruba molto presto! 😊😊😊 A parte gli scherzi è vero: ritorno a Ricordi stravolentieri il 15/16/17 maggio per ritrovare il piacere della fotografia dí ritratto, quella scattata con il cuore e stampata lì per lì e pure preziosamente incorniciata. Trovate il link in bio per prenotare il vostro spazio-tempo nella bottega top di via Sacchi a Milano. Un occasione - direi - da non perdere!
Ci vediamo lì!
Con grande affetto TT
@ricordistampati


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2 weeks ago

Toni Thorimbert - @tonithorimbert

Donne in vista
📍 CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, Project Room

Un progetto che attraversa vent’anni di ricerca, svelando la profonda indagine dell’artista sull’universo femminile e sulle complesse dinamiche dello sguardo.
Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

🎟️ Non mancate! L’ingresso è gratuito con Pass EXPOSED, link in bio.



A project spanning twenty years of research, revealing the artist’s profound exploration of the female universe and the complex dynamics of the gaze.
From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

“Donne in vista” is a project conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini, in which the camera lens becomes an active tool capable of challenging the delicate relational balance between the photographer and the subject.

A visual dialogue that will take shape live on Friday 8 May at 6.30 pm at CAMERA, in a special talk with Toni Thorimbert, followed by a book signing.

🎟️ Don’t miss it! Admission is free with the EXPOSED Pass, link in bio.

Toni Thorimbert
Fernanda Mocavini, Milano, 1985
Janice Ragain, Los Angeles, 1988
Zanele, Cape Town, 1990
© Toni Thorimbert

Foto di allestimento: @antoniojordanphotography


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3 weeks ago


Toni Thorimbert - @tonithorimbert

Donne in vista
📍 CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, Project Room

Un progetto che attraversa vent’anni di ricerca, svelando la profonda indagine dell’artista sull’universo femminile e sulle complesse dinamiche dello sguardo.
Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

🎟️ Non mancate! L’ingresso è gratuito con Pass EXPOSED, link in bio.



A project spanning twenty years of research, revealing the artist’s profound exploration of the female universe and the complex dynamics of the gaze.
From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

“Donne in vista” is a project conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini, in which the camera lens becomes an active tool capable of challenging the delicate relational balance between the photographer and the subject.

A visual dialogue that will take shape live on Friday 8 May at 6.30 pm at CAMERA, in a special talk with Toni Thorimbert, followed by a book signing.

🎟️ Don’t miss it! Admission is free with the EXPOSED Pass, link in bio.

Toni Thorimbert
Fernanda Mocavini, Milano, 1985
Janice Ragain, Los Angeles, 1988
Zanele, Cape Town, 1990
© Toni Thorimbert

Foto di allestimento: @antoniojordanphotography


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Toni Thorimbert - @tonithorimbert

Donne in vista
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Un progetto che attraversa vent’anni di ricerca, svelando la profonda indagine dell’artista sull’universo femminile e sulle complesse dinamiche dello sguardo.
Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

🎟️ Non mancate! L’ingresso è gratuito con Pass EXPOSED, link in bio.



A project spanning twenty years of research, revealing the artist’s profound exploration of the female universe and the complex dynamics of the gaze.
From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

“Donne in vista” is a project conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini, in which the camera lens becomes an active tool capable of challenging the delicate relational balance between the photographer and the subject.

A visual dialogue that will take shape live on Friday 8 May at 6.30 pm at CAMERA, in a special talk with Toni Thorimbert, followed by a book signing.

🎟️ Don’t miss it! Admission is free with the EXPOSED Pass, link in bio.

Toni Thorimbert
Fernanda Mocavini, Milano, 1985
Janice Ragain, Los Angeles, 1988
Zanele, Cape Town, 1990
© Toni Thorimbert

Foto di allestimento: @antoniojordanphotography


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Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

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Fernanda Mocavini, Milano, 1985
Janice Ragain, Los Angeles, 1988
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Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

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From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

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Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

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Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

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From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

“Donne in vista” is a project conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini, in which the camera lens becomes an active tool capable of challenging the delicate relational balance between the photographer and the subject.

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Fernanda Mocavini, Milano, 1985
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Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

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From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

“Donne in vista” is a project conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini, in which the camera lens becomes an active tool capable of challenging the delicate relational balance between the photographer and the subject.

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Dal 1980 al 2000: un’esplorazione che si muove fluidamente tra registri differenti. Dalla ritrattistica ufficiale di volti iconici e dalla fotografia di moda, il percorso si trasforma fino a raggiungere una dimensione autobiografica attraverso i ritratti della madre e della figlia.

“Donne in vista” è un progetto nato da un’idea di Luca Beatrice e a cura di Walter Guadagnini, in cui l’obiettivo fotografico diventa un dispositivo attivo capace di rimettere in discussione il delicato equilibrio relazionale tra chi scatta e chi viene ritratto.

Un dialogo visivo che prenderà forma dal vivo venerdì 8 maggio alle ore 18:30 a @cameratorino , in un talk speciale con Toni Thorimbert, seguito dal booksigning.

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From 1980 to 2000: an exploration that moves fluidly between different registers. From official portraits of iconic faces and fashion photography, the journey evolves to take on an autobiographical dimension through portraits of mother and daughter.

“Donne in vista” is a project conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini, in which the camera lens becomes an active tool capable of challenging the delicate relational balance between the photographer and the subject.

A visual dialogue that will take shape live on Friday 8 May at 6.30 pm at CAMERA, in a special talk with Toni Thorimbert, followed by a book signing.

🎟️ Don’t miss it! Admission is free with the EXPOSED Pass, link in bio.

Toni Thorimbert
Fernanda Mocavini, Milano, 1985
Janice Ragain, Los Angeles, 1988
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Foto di allestimento: @antoniojordanphotography


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3 weeks ago

E’ bello il catalogo di “Donne in vista” la mia mostra nata da un’idea di Luca Beatrice, curata da Walter Guadagnini ed esposta a “Camera” il centro italiano della fotografia di Torino, nell’ambito di “Exposed” il Torino Photo Festival che quest’anno sta messo benissimo sia come mostre di autori veramente top sia con iniziative che percorrono in lungo e in largo la città.
Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
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@dario.cimorelli.editore @torino.photo.festival @lucabeatrice61 @brh.studio @scuolathorimbert @cameratorino


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3 weeks ago

E’ bello il catalogo di “Donne in vista” la mia mostra nata da un’idea di Luca Beatrice, curata da Walter Guadagnini ed esposta a “Camera” il centro italiano della fotografia di Torino, nell’ambito di “Exposed” il Torino Photo Festival che quest’anno sta messo benissimo sia come mostre di autori veramente top sia con iniziative che percorrono in lungo e in largo la città.
Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
-
Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
-
@dario.cimorelli.editore @torino.photo.festival @lucabeatrice61 @brh.studio @scuolathorimbert @cameratorino


3
43
3 weeks ago

E’ bello il catalogo di “Donne in vista” la mia mostra nata da un’idea di Luca Beatrice, curata da Walter Guadagnini ed esposta a “Camera” il centro italiano della fotografia di Torino, nell’ambito di “Exposed” il Torino Photo Festival che quest’anno sta messo benissimo sia come mostre di autori veramente top sia con iniziative che percorrono in lungo e in largo la città.
Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
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E’ bello il catalogo di “Donne in vista” la mia mostra nata da un’idea di Luca Beatrice, curata da Walter Guadagnini ed esposta a “Camera” il centro italiano della fotografia di Torino, nell’ambito di “Exposed” il Torino Photo Festival che quest’anno sta messo benissimo sia come mostre di autori veramente top sia con iniziative che percorrono in lungo e in largo la città.
Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
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Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
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Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
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“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
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“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
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“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
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L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
-
Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
-
@dario.cimorelli.editore @torino.photo.festival @lucabeatrice61 @brh.studio @scuolathorimbert @cameratorino


3
43
3 weeks ago

E’ bello il catalogo di “Donne in vista” la mia mostra nata da un’idea di Luca Beatrice, curata da Walter Guadagnini ed esposta a “Camera” il centro italiano della fotografia di Torino, nell’ambito di “Exposed” il Torino Photo Festival che quest’anno sta messo benissimo sia come mostre di autori veramente top sia con iniziative che percorrono in lungo e in largo la città.
Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
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@dario.cimorelli.editore @torino.photo.festival @lucabeatrice61 @brh.studio @scuolathorimbert @cameratorino


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3 weeks ago

E’ bello il catalogo di “Donne in vista” la mia mostra nata da un’idea di Luca Beatrice, curata da Walter Guadagnini ed esposta a “Camera” il centro italiano della fotografia di Torino, nell’ambito di “Exposed” il Torino Photo Festival che quest’anno sta messo benissimo sia come mostre di autori veramente top sia con iniziative che percorrono in lungo e in largo la città.
Il catalogo è finalmente disponibile sia online, attraverso il sito dell’editore o via Amazon, sia, ovviamente, al bookshop di Camera, dove l’8 maggio alle 18,30 insieme al mio curatore, racconteremo la genesi e il perché di questa selezione di “Donne in vista” dal sapore decisamente analogico.
L’ingresso è libero e se volete una copia firmata volentieri lo farò.
Nelle foto del post una selezione dei 68 ritratti che compongono mostra e libro e qui sotto un piccolo estratto “spoiler” dal mio testo che correda il catalogo:
“Tutto ruota intorno a mia madre. Aveva tanti pregi, ma un difetto certo l’aveva: era tirata con i soldi. Quando ero adolescente – erano gli anni settanta - vivevamo al confine tra Cernusco e Pioltello, estrema periferia di Milano. Il 19 di marzo a San Giuseppe, arrivavano le giostre: il “calcio-in-culo”, gli autoscontri, ma lei – niente - non mi allungava nemmeno il classico “mille lire” per farci un giro. Senza, non potevo che guardare gli altri divertirsi, amarsi, lasciarsi. Nel tempo, ho sviluppato questa teoria: è stato lì, ai bordi del Luna Park e grazie a mia madre che sono diventato fotografo ben prima di aver mai impugnato una macchina fotografica. Quando, in seguito, ho incontrato la fotografia, l’ho subito riconosciuta, perché già sapevo cos’era: trarre piacere dal guardare gli altri vivere”
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Thanks Dario Cimorelli, Elena Caldara e Daniela Meda e tutto lo staff dell’editore per aver curato con dedizione ed entusiasmo questa pubblicazione.
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@dario.cimorelli.editore @torino.photo.festival @lucabeatrice61 @brh.studio @scuolathorimbert @cameratorino


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43
3 weeks ago

“Chi più della madre ti mette a nudo nel suo sguardo?”

Se c’è un perno attorno a cui ruota la mostra “Donne in vista” è proprio il ritratto che @tonithorimbertfa a sua mamma a metà degli anni ‘80, uno scatto in cui “io credevo di guardare lei e invece poi mi sono reso conto di quanto lei guardasse verso di me”.

Ed è questo l’invito per chi visita questa mostra, nata da un’idea di Luca Beatrice e curata da Walter Guadagnini.

Nella Project Room di @cameratorino fino al 2 giugno questa reciprocità di sguardi e lo spazio di relazione e rivelazione che la fotografia sa creare vi guideranno in mezzo alla ricca selezione di ritratti di donne, siano comuni o famose.
Ce la racconta il fotografo Toni Thorimbert!

Venerdì 8 maggio alle ore 18.30 a CAMERA, non perdetevi il talk con Toni Thorimbert e Walter Guadagnini!

🎟️ L'ingresso alla mostra e al talk è gratuito con il Pass EXPOSED. Link in bio!



"Who, more than a mother, lays you bare with her gaze?"

If there is a central theme around which the exhibition “Women in view” revolves, it is precisely the portrait Thorimbert took of his mother in the mid-1980s, a photograph in which “I thought I was looking at her, but then I realized how much she was looking at me.”

And this is the invitation for those visiting this exhibition, conceived by Luca Beatrice and curated by Walter Guadagnini.
In CAMERA’s Project Room through June 2, this reciprocity of gazes and the space for connection and revelation that photography creates will guide you through a rich selection of portraits of women, both ordinary and famous.
Photographer Toni Thorimbert tells us all about it!

Don’t miss the talk with Toni Thorimbert and Walter Guadagnini on Friday, May 8, at 6:30 p.m. at CAMERA!

🎟️ Admission to the exhibition and talk is free with the EXPOSED Pass. Link in bio!

Toni Thorimbert
Donne in vista
📍Project Room CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
📹: @pepe_fotografia


250
11
3 weeks ago

In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
-
(Didascalie e crediti nel primo commento)


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22
1 months ago

In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
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(Didascalie e crediti nel primo commento)


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1 months ago

In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
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(Didascalie e crediti nel primo commento)


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In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
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In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
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(Didascalie e crediti nel primo commento)


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In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
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(Didascalie e crediti nel primo commento)


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In principio fu Luca. Il grande Luca Beatrice.
Lui ed io molto legati. Non ovvio il perché: il calcio a me non piace e la Juve, che per lui era una specie di religione, non significa niente per me. Le moto: io in pista, lui le Harley. Più diverso di così non si può. La politica, non ne parliamo: lui che si professa di destra e io ex di Lotta Continua, anche se, dopo le “sparate” che ogni tanto faceva a cena gli dicevo “te Luca mi sa che sei di destra come me”
Evidentemente ho un debole per i burberi. L’Oliviero, Luca. Forse so come prenderli, dato che, a quanto pare, i burberi ricambiano.
L’arte, in effetti, si. Quando allestiva una mostra di fotografia sempre mi chiedeva qualche opera. Siamo andati avanti così per un bel po’. A Pietrasanta, suo feudo, l’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha portato a vedere una mostra da lui curata in una galleria lì nel corso. Yves Klein, Castellani, Manzoni.Un piccolo capolavoro: perfetta, misurata, preziosa. Non c’era una virgola fuori posto, e lì mi disse: “vorrei curare una tua mostra e vorrei farla a Torino, a Camera.” Gli mandai qualche proposta ( “artisti dell’arte povera, per carità, sei matto?”) Decidemmo per “Donne in vista” una mostra sul femminile tirata fuori dal mio archivio: 1980 > 2000.Gli anni d’oro dell’editoria, dai miei 23 anni ai miei 43, la maturazione dello sguardo di un autore.
Luca che ne parla con Walter Guadagnini, il semaforo che diventa verde.
Poi è successo.
Non dimenticherò mai quel giorno sui gradini di quella chiesa.
Il gelo, dentro.

Poi, evviva! anche la mostra è successa. Dedicata a lui. Pensata pensando a lui. Curata da Walter, allestita da Marco Rainò come, speriamo, sarebbe piaciuta anche a lui. L’abbiamo fatta nostra, naturalmente, ma è una sua invenzione che ha preso forma grazie al lavoro e alla passione e all’affetto nostro e di tante persone che l’hanno resa possibile.
Grazie Luca. Questo è stato davvero un grande regalo.
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(Didascalie e crediti nel primo commento)


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22
1 months ago

Inaugura oggi e dura fino al 2 giugno presso “CAMERA Centro Italiano per La Fotografia” a Torino la mostra di Toni Thorimbert, all’interno del festival EXPOSED. Sarò di parte, ma è veramente straordinaria. Da vedere!
(e se non fosse abbastanza c’è anche la mostra di Edward Weston)


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35
1 months ago

E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
Per tutte le info c’è il link dedicato in bio!
-
Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
Progetto di Arturo Bertusi e Tania Sachs


3
16
2 months ago

E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
Progetto di Arturo Bertusi e Tania Sachs


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2 months ago

E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
Progetto di Arturo Bertusi e Tania Sachs


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2 months ago

E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
Per tutte le info c’è il link dedicato in bio!
-
Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
-
“Cosa succede in città”
Progetto di Arturo Bertusi e Tania Sachs


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2 months ago

E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
Progetto di Arturo Bertusi e Tania Sachs


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E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
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E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
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E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
Per tutte le info c’è il link dedicato in bio!
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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E fanno quarant’anni anche da “cosa succede in città” il disco più “sofferto” di Vasco uscito nel 1985 e di cui feci la copertina e tutte le foto Interne e di cui esiste oggi un cofanetto celebrativo in edizione di 1400 esemplari, che contiene il vinile remasterizzato il CD e un libro con molte foto dell’epoca - anche non mie - e una mia intervista di Gianni Poglio su come andarono le cose quando si trattò di scattare le fotografie. Vasco era appena uscito dal tunnel del suo arresto ed era piuttosto dark e sicuramente le foto, specie i primi piani, riflettono questo suo mood. Tutto scattato rigorosamente in Banco Ottico 10X12 come io sempre facevo all’epoca. La cover fatta in strada all’angolo del mio palazzo con decine di prolunghe che pendevano dalla finestra dello studio per il flash Bowens ( non c’erano flash a batteria a quel tempo)
Insomma una chicca per i fans in vendita sul merch di Vasco o su EBay per un centello circa.A proposito di Banco Ottico sono ancora aperte le iscrizioni al mio corso “Filosofia del Banco Ottico”: 8 giornate, 4 studenti, 2 Banchi Ottici, 40 chassis, pellicole HP5 bianco e nero. Un’occasione unica per approfondire la macchina più tosta ma anche - se sai come trattarla - più generosa e versatile che c’è. Una “lezione di vita”fondamentale anche per chi usa macchine digitali.
Per tutte le info c’è il link dedicato in bio!
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Foto 1: il disco originale - foto 2-3: il cofanetto che celebra il disco. Anche le foto sono state “rimasterizzate” rifacendo le scansioni dalle diapositive originali - foto 4: il libro allegato- foto 5: scatto in bianco e nero tratto da una diapositiva a colori - foto 6-7 pagine con intervista- foto 8: Vasco Rossi, Modena, 1984 per il mensile Max - foto 9: altre pagine dal libro- foto 10: Vasco nella sua Maserati, Bologna ( o Rimini chissà? ) sempre per Max, 1984 - foto 11: Vasco davanti alla finestra di casa mia per il disco, Milano, 1985 - foto 12: dettaglio scattato a casa Vasco - foto 13: la diapositiva originale dello scatto di copertina, in orizzontale per essere sicuri che avrebbe retto il taglio quadrato del vinile.
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“Cosa succede in città”
Progetto di Arturo Bertusi e Tania Sachs


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16
2 months ago

A me lo still-life piace. Ne ho fatti a quintali quando ero assistente perchè il mio capo Fabio Simion quello faceva. Usavamo il banco 10X12 e il 13X18, formato tra l’altro bellissimo, più simile al 24X36 delle reflex. Poi, all’inizio della mia carriera, quando per tirare a fine mese si faceva di tutto, ne ho fatti tanti anche allora. Mi ricordo tre lattine con le goccioline per una pubblicità, credo fosse CocaCola, impazzivo perché per quanto usassi un lungo tele (me lo presto’ Gabriele Basilico) la curva di sinistra di ogni lattina non era mai uguale a quella di destra ( spoiler: è impossibile) Ci persi le notti per poi fotografarle mettendo ognuna al centro ottico della composizione. Vabbè, tutto questo per dire che poi ho preferito scattare le persone. Non avevo quel tipo di pazienza. Lo still life e’ rimasto piuttosto un perimetro creativo di ricerca pura, una specie di spazio di riflessione che ogni tanto frequento per il puro gusto di farlo, e il banco è veramente la macchina perfetta per questo tipo di meditazione. Affronteremo tutto questo nel mio prossimo workshop “filosofia del Banco Ottico” un’occasione unica per approfondire la propria relazione con gli oggetti e la composizione utilizzando la fotocamerache grazie a decentramenti e basculaggi rende lo still life una pratica meravigliosamente creativa.
Le foto di questo post:
- Fiori gialli nel mio appartamento a Parigi, Ricerca personale, 1989
- Un negativo di una natura morta prodotta durante il workshop “filosofia del Banco Ottico” del 2024 da Greta Gandini.
Tutte le info del workshop di quest’anno al link in bio!


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13
2 months ago

A me lo still-life piace. Ne ho fatti a quintali quando ero assistente perchè il mio capo Fabio Simion quello faceva. Usavamo il banco 10X12 e il 13X18, formato tra l’altro bellissimo, più simile al 24X36 delle reflex. Poi, all’inizio della mia carriera, quando per tirare a fine mese si faceva di tutto, ne ho fatti tanti anche allora. Mi ricordo tre lattine con le goccioline per una pubblicità, credo fosse CocaCola, impazzivo perché per quanto usassi un lungo tele (me lo presto’ Gabriele Basilico) la curva di sinistra di ogni lattina non era mai uguale a quella di destra ( spoiler: è impossibile) Ci persi le notti per poi fotografarle mettendo ognuna al centro ottico della composizione. Vabbè, tutto questo per dire che poi ho preferito scattare le persone. Non avevo quel tipo di pazienza. Lo still life e’ rimasto piuttosto un perimetro creativo di ricerca pura, una specie di spazio di riflessione che ogni tanto frequento per il puro gusto di farlo, e il banco è veramente la macchina perfetta per questo tipo di meditazione. Affronteremo tutto questo nel mio prossimo workshop “filosofia del Banco Ottico” un’occasione unica per approfondire la propria relazione con gli oggetti e la composizione utilizzando la fotocamerache grazie a decentramenti e basculaggi rende lo still life una pratica meravigliosamente creativa.
Le foto di questo post:
- Fiori gialli nel mio appartamento a Parigi, Ricerca personale, 1989
- Un negativo di una natura morta prodotta durante il workshop “filosofia del Banco Ottico” del 2024 da Greta Gandini.
Tutte le info del workshop di quest’anno al link in bio!


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13
2 months ago

LENTEZZA, ESATTEZZA, INTENZIONE.

WORKSHOP

“FILOSOFIA DEL BANCO OTTICO”

Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
+ info nel primo commento!


3
33
3 months ago

LENTEZZA, ESATTEZZA, INTENZIONE.

WORKSHOP

“FILOSOFIA DEL BANCO OTTICO”

Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
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33
3 months ago

LENTEZZA, ESATTEZZA, INTENZIONE.

WORKSHOP

“FILOSOFIA DEL BANCO OTTICO”

Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
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WORKSHOP

“FILOSOFIA DEL BANCO OTTICO”

Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
+ info nel primo commento!


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3 months ago

LENTEZZA, ESATTEZZA, INTENZIONE.

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“FILOSOFIA DEL BANCO OTTICO”

Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
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3 months ago

LENTEZZA, ESATTEZZA, INTENZIONE.

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Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
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Io amo il banco ottico. Ci ho lavorato per anni, esclusivamente. Macchina esigente, permalosa, rigida. Vuole il cavalletto, se no nemmeno inizia. Per mettere a fuoco devi infilare la testa sotto un panno nero, appoggiare un lentino sul vetro smerigliato e quel poco che vedrai è alla rovescia. Se prima dello scatto il soggetto cambia - anche di poco - la sua posizione bisogna ricominciare tutto daccapo: riaprire otturatore e diaframma, ri-controllare composizione e fuoco, richiudere, ricaricare, infilare lo chassis, sollevare il volet e – finalmente - scattare. Bisogna farci la mano. Se non spendi ore a lavorarci annaspi da sotto al telo e non trovi le manopole, e se non le trovi diventi matto. Quando sei in esterni e c’è vento, il telo ti va da tutte le parti, e, nel mio caso, ti spettina. Se però impari, puoi fare tutto con lei. Quello che spendi in energia, tempo e fatica te lo restituisce con gli interessi: ogni scatto fatto col Banco si carica di intenzione, di pathos, diventa catarsi. Provare per credere.
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3 months ago

✨Toni Thorimbert & Greta Gandini✨
@tonithorimbert @gandini.greta

Convention ANFM 2026

La Convention si apre con una domanda fondamentale:
che cosa significa davvero fotografare qualcuno?

Nel talk “La cura della relazione con l’altro in fotografia”, Toni e Greta pongono al centro la relazione come elemento fondante della fotografia di matrimonio.

Attraverso l’esperienza di Libro Cuore, rifletteranno su fiducia, presenza, spazio umano e responsabilità emotiva.

Perché prima dell’immagine c’è l’incontro.
E prima dello stile, c’è la relazione.

🎟️ Iscrizioni aperte
Link in bio
👉 https://anfm.it/prodotto/anfm-convention-2026-ferrara/

#conventionanfm2026

Foto di @gandini.greta


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3 months ago


View Instagram Stories in Secret

The Instagram Story Viewer is an easy tool that lets you secretly watch and save Instagram stories, videos, photos, or IGTV. With this service, you can download content and enjoy it offline whenever you like. If you find something interesting on Instagram that you’d like to check out later or want to view stories while staying anonymous, our Viewer is perfect for you. Anonstories offers an excellent solution for keeping your identity hidden. Instagram first launched the Stories feature in August 2023, which was quickly adopted by other platforms due to its engaging, time-sensitive format. Stories let users share quick updates, whether photos, videos, or selfies, enhanced with text, emojis, or filters, and are visible for only 24 hours. This limited time frame creates high engagement compared to regular posts. In today’s world, Stories are one of the most popular ways to connect and communicate on social media. However, when you view a Story, the creator can see your name in their viewer list, which may be a privacy concern. What if you wish to browse Stories without being noticed? Here’s where Anonstories becomes useful. It allows you to watch public Instagram content without revealing your identity. Simply enter the username of the profile you’re curious about, and the tool will display their latest Stories. Features of Anonstories Viewer: - Anonymous Browsing: Watch Stories without showing up on the viewer list. - No Account Needed: View public content without signing up for an Instagram account. - Content Download: Save any Stories content directly to your device for offline use. - View Highlights: Access Instagram Highlights, even beyond the 24-hour window. - Repost Monitoring: Track the reposts or engagement levels on Stories for personal profiles. Limitations: - This tool works only with public accounts; private accounts remain inaccessible. Benefits: - Privacy-Friendly: Watch any Instagram content without being noticed. - Simple and Easy: No app installation or registration required. - Exclusive Tools: Download and manage content in ways Instagram doesn’t offer.

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This free tool allows you to view Instagram Stories anonymously, ensuring your activity remains hidden from the story uploader.

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