Scomodo
Dal 2016 una comunità reale, più offline che su Instagram. A @laredazioneroma, @laredazionemilano, @laredazioneempoli e @laredazionebari
Abbiamo fatto delle magliette!
La direzione artistica è di Davide Rossi Doria (@daviderossidoria), la serigrafia è a cura di VecchioStampo (@vecchiostampo_lab).
Se ne vuoi una, la trovi al link in bio o in tutte le nostre redazioni 👕

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Scomodo N°76 è in arrivo 🎡
Presto puoi trovarlo in librerie e spazi culturali nei punti scomodi sparsi in tutta Italia. E anche a @laredazioneroma @laredazionemilano @laredazioneempoli e @laredazionebari
Lo presentiamo il 22 aprile a @laredazioneroma con tant ospiti e amiche e amici - vieni e prendi la tua copia! Se invece vuoi riceverlo a casa, abbonati ora in bio
La copertina è di @danielesigismondo (grazie!!)
Stasera a @laredazionemilano la seconda assemblea del mese ⛈️
Ci vediamo domani a @laredazioneempoli, mercoledì a @laredazioneroma e giovedì a @laredazionebari
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Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
Di @beatricebaragli

Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
Di @beatricebaragli

Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
Di @beatricebaragli

Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
Di @beatricebaragli

Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
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Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
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Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
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Secondo l’analisi “Refugees and Migrants at the Balkans Route” di Save the Children, che confronta i dati Frontex con dati nazionali sui movimenti migratori lungo la rotta balcanica e nei principali paesi di destinazione, sulla rotta balcanica i minori migranti restano fuori dai dati ufficiali e questo rende il problema molto più grave di quanto suggeriscano le statistiche di frontiera. Nel 2025 Frontex ha registrato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali, ma questa lettura non basta a descrivere la realtà dei movimenti né a restituire il peso dei passaggi non intercettati, soprattutto quando si parla di bambini, bambine e adolescenti.
Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
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Il punto centrale è proprio questo: se i minori non vengono registrati correttamente, diventano meno visibili anche nei meccanismi di protezione. Significa meno possibilità di essere identificati, accolti, presi in carico e seguiti con strumenti adeguati. E significa anche esporli di più a sfruttamento, violenze, estorsioni e respingimenti sommari lungo una rotta che resta attraversata, ma sempre più opaca.
I dati locali rafforzano questa lettura. In Bosnia-Erzegovina sono stati registrati quasi 14.000 nuovi arrivi nel 2025, mentre la Slovenia ha segnalato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia. In Croazia le prime domande d’asilo sono state quasi 15.000 e in Germania i richiedenti asilo hanno superato le 113.000 persone, soprattutto provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia. Numeri diversi, raccolti in momenti e luoghi diversi, ma sufficienti a mostrare che il “calo” di Frontex non racconta da solo la portata reale dei movimenti.
Il problema, allora, non è soltanto quanti attraversamenti vengano contati. È chi resta fuori dal conteggio e cosa succede quando resta fuori anche dalla protezione. È qui che l’invisibilità statistica diventa una questione concreta: meno dati, meno attenzione politica, meno servizi, meno tutela. E per i minori, lungo questa rotta, meno visibilità significa spesso più vulnerabilità.
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Mangiare bene è un privilegio?
Ne parliamo mercoledì 27 maggio dalle 18:30 insieme a:
Alessio Cicchini (@rucoolaaa), green content creator e autore
Claudia Vago (@tigella), Project Manager di @valori.it - testata del Gruppo @bancaetica
Federica Ronzitti (@fedelissimamente), Sous-chef a @laredazionemilano @scomodo
Modera Giulia Greppi (@giuliagreppi_), @scomodo
Riserva il tuo posto al link in bio!
SOLDI E ? è il ciclo di incontri ideato da @scomodo e @bancaetica dedicato al rapporto tra economia, condizioni materiali di vita e accesso ai diritti fondamentali.
L’ingresso è libero e gratuito! Ci vediamo in via Jean Jaures 22.

La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
Di @leonardo_c_369

La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
Di @leonardo_c_369

La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
Di @leonardo_c_369

La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
Di @leonardo_c_369

La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
Di @leonardo_c_369

La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
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La mattina del 9 maggio, a Taranto, un gruppo di cinque ragazzi, di cui quattro minorenni, ha ucciso Bakari Sako, 35enne originario del Mali. L’uomo era un bracciante e si stava recando a lavoro in bicicletta quando è stato aggredito dal gruppo. Dopo aver tentato di scappare è stato inseguito, preso a calci e pugni, accoltellato e lasciato a terra agonizzante in centro città.
Il delitto, inspiegabile per la totale assenza di moventi e per l’età giovanissima degli assassini, non va considerato come un caso di isolata follia ma piuttosto come una conseguenza del modo con cui la narrazione sulle persone migranti è portata avanti. Il risultato è la costruzione di una categoria di persone, spersonalizzate e omogeneizzate, genericamente portatrici di insicurezza e degrado, perfettamente adatta a raccogliere la rabbia.
L’omicidio di Bakari Sako colpisce per la sua esplicitezza, ma deriva dalla nostra anestetizzazione all’empatia allo stesso modo degli annegamenti di chi migra attraverso il mediterraneo, delle morti per assideramento di chi lo fa attraverso la rotta balcanica o di chi è costretto a dormire per strada dopo essere arrivato, delle morti sul lavoro dei braccianti come Sako, dei suicidi di chi viene rinchiuso in un CPR.
C’è bisogno di una nuova narrazione delle fragilità sociali, di qualsiasi tipo esse siano, che coniughi uno sguardo sistemico alla centralità delle dignità individuali di tutte e tutti.
Di @leonardo_c_369
SPIN THE FLOW - 15 Maggio 2026
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SPIN THE FLOW - 15 Maggio 2026
💚
@stadivm_technique
@sieveflow
@giglio_fi
@muraglia.prato
@fortitudo_rap
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Il brevetto sulla psilocibina sintetica appartiene a Compass Pathways, un’aziendabritannica; quello della bretisilocina (GM-2505) – una molecola sintetica che mira areplicare gli effetti della psilocibina – a Perception Neuroscience, un’azienda americana.
Ilbrevetto sulla DMT sintetica è ancora in ballo ma le aziende farmaceutiche stanno facendo a gara per guadagnarselo. Stiamo assistendo aun colonialismo e a una corsa per ottenere royalty e profitto lasciando nell’ombra tradizioni e culture; trasformandoli in proprietà occidentalizzate e vendute a più facoltosi. Infatti, già nel 2023 una sessione di terapia psichedelica assistita negli Stati Uniti costava tra 5.000 e 10.000dollari, come riportato dall’articolo Psychedelics Are Cheap. Psychedelic Treatment Is Not, pubblicato da Bill of Health, il blog Petrie-Flom Center della Harvard Law School.
In Italia, dove la ricerca è ancora in fase sperimentale negli ospedali pubblici, il costo potrebbeessere ancora più alto. Il rinascimento psichedelico rischia didiventare un’altra forma di ingiustizia: guarigione per i ricchi, criminalizzazione e stigmatizzazione per i poveri.
Il rischio al quale si va incontro è che questa sperimentazione diventi un movimento di auto-aiutoper i ricchi, dove la guarigione individuale diventa un prodotto di lusso, mentre le strutture sistemiche che producono sofferenza rimangono intatte.
Per sapere di più sul “rinascimento psichedelico” in medicina, prendi l’ultimo numero di Scomodo.
Il lavoro in questione è frutto del percorso formativo di Scomodo “Elementi di Giornalismo”in collaborazione con la scuola di scrittura Belleville (@belleville_lascuola) ed è a cura della studentessa Chiara Caleca

Il brevetto sulla psilocibina sintetica appartiene a Compass Pathways, un’aziendabritannica; quello della bretisilocina (GM-2505) – una molecola sintetica che mira areplicare gli effetti della psilocibina – a Perception Neuroscience, un’azienda americana.
Ilbrevetto sulla DMT sintetica è ancora in ballo ma le aziende farmaceutiche stanno facendo a gara per guadagnarselo. Stiamo assistendo aun colonialismo e a una corsa per ottenere royalty e profitto lasciando nell’ombra tradizioni e culture; trasformandoli in proprietà occidentalizzate e vendute a più facoltosi. Infatti, già nel 2023 una sessione di terapia psichedelica assistita negli Stati Uniti costava tra 5.000 e 10.000dollari, come riportato dall’articolo Psychedelics Are Cheap. Psychedelic Treatment Is Not, pubblicato da Bill of Health, il blog Petrie-Flom Center della Harvard Law School.
In Italia, dove la ricerca è ancora in fase sperimentale negli ospedali pubblici, il costo potrebbeessere ancora più alto. Il rinascimento psichedelico rischia didiventare un’altra forma di ingiustizia: guarigione per i ricchi, criminalizzazione e stigmatizzazione per i poveri.
Il rischio al quale si va incontro è che questa sperimentazione diventi un movimento di auto-aiutoper i ricchi, dove la guarigione individuale diventa un prodotto di lusso, mentre le strutture sistemiche che producono sofferenza rimangono intatte.
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Il lavoro in questione è frutto del percorso formativo di Scomodo “Elementi di Giornalismo”in collaborazione con la scuola di scrittura Belleville (@belleville_lascuola) ed è a cura della studentessa Chiara Caleca

Il brevetto sulla psilocibina sintetica appartiene a Compass Pathways, un’aziendabritannica; quello della bretisilocina (GM-2505) – una molecola sintetica che mira areplicare gli effetti della psilocibina – a Perception Neuroscience, un’azienda americana.
Ilbrevetto sulla DMT sintetica è ancora in ballo ma le aziende farmaceutiche stanno facendo a gara per guadagnarselo. Stiamo assistendo aun colonialismo e a una corsa per ottenere royalty e profitto lasciando nell’ombra tradizioni e culture; trasformandoli in proprietà occidentalizzate e vendute a più facoltosi. Infatti, già nel 2023 una sessione di terapia psichedelica assistita negli Stati Uniti costava tra 5.000 e 10.000dollari, come riportato dall’articolo Psychedelics Are Cheap. Psychedelic Treatment Is Not, pubblicato da Bill of Health, il blog Petrie-Flom Center della Harvard Law School.
In Italia, dove la ricerca è ancora in fase sperimentale negli ospedali pubblici, il costo potrebbeessere ancora più alto. Il rinascimento psichedelico rischia didiventare un’altra forma di ingiustizia: guarigione per i ricchi, criminalizzazione e stigmatizzazione per i poveri.
Il rischio al quale si va incontro è che questa sperimentazione diventi un movimento di auto-aiutoper i ricchi, dove la guarigione individuale diventa un prodotto di lusso, mentre le strutture sistemiche che producono sofferenza rimangono intatte.
Per sapere di più sul “rinascimento psichedelico” in medicina, prendi l’ultimo numero di Scomodo.
Il lavoro in questione è frutto del percorso formativo di Scomodo “Elementi di Giornalismo”in collaborazione con la scuola di scrittura Belleville (@belleville_lascuola) ed è a cura della studentessa Chiara Caleca

Il brevetto sulla psilocibina sintetica appartiene a Compass Pathways, un’aziendabritannica; quello della bretisilocina (GM-2505) – una molecola sintetica che mira areplicare gli effetti della psilocibina – a Perception Neuroscience, un’azienda americana.
Ilbrevetto sulla DMT sintetica è ancora in ballo ma le aziende farmaceutiche stanno facendo a gara per guadagnarselo. Stiamo assistendo aun colonialismo e a una corsa per ottenere royalty e profitto lasciando nell’ombra tradizioni e culture; trasformandoli in proprietà occidentalizzate e vendute a più facoltosi. Infatti, già nel 2023 una sessione di terapia psichedelica assistita negli Stati Uniti costava tra 5.000 e 10.000dollari, come riportato dall’articolo Psychedelics Are Cheap. Psychedelic Treatment Is Not, pubblicato da Bill of Health, il blog Petrie-Flom Center della Harvard Law School.
In Italia, dove la ricerca è ancora in fase sperimentale negli ospedali pubblici, il costo potrebbeessere ancora più alto. Il rinascimento psichedelico rischia didiventare un’altra forma di ingiustizia: guarigione per i ricchi, criminalizzazione e stigmatizzazione per i poveri.
Il rischio al quale si va incontro è che questa sperimentazione diventi un movimento di auto-aiutoper i ricchi, dove la guarigione individuale diventa un prodotto di lusso, mentre le strutture sistemiche che producono sofferenza rimangono intatte.
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Il brevetto sulla psilocibina sintetica appartiene a Compass Pathways, un’aziendabritannica; quello della bretisilocina (GM-2505) – una molecola sintetica che mira areplicare gli effetti della psilocibina – a Perception Neuroscience, un’azienda americana.
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Oggi va così ☔️
@leovis__ che fa più bello il nostro specchio e i regaz che montano il nuovo biliardino ◡̈
Oggi va così ☔️
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9 anni fa: quarta notte scomoda, La Sapienza, più di 5000 persone.
Come dall’inizio, tutti uniti per una battaglia che racconti gli spazi come un diritto. L’atto di una generazione che non ha chiesto il permesso per esserci ma stava provando a inventare il modo giusto per restare
L’anno scorso abbiamo raccontato le nostre notti scomode. Trovi l’articolo su scomodo.org :’)
❤️
Der Instagram Story Viewer ist ein einfaches Tool, mit dem Sie Instagram Stories, Videos, Fotos oder IGTV heimlich ansehen und speichern können. Mit diesem Service können Sie Inhalte herunterladen und offline genießen, wann immer Sie möchten. Wenn Sie etwas Interessantes auf Instagram finden, das Sie später überprüfen möchten, oder Stories anonym ansehen möchten, ist unser Viewer ideal für Sie. Anonstories bietet eine ausgezeichnete Lösung, um Ihre Identität zu schützen. Instagram hat die Stories-Funktion erstmals im August 2023 eingeführt, die schnell auch von anderen Plattformen übernommen wurde, dank ihres fesselnden, zeitlich begrenzten Formats. Stories ermöglichen es Nutzern, schnelle Updates zu teilen, sei es Fotos, Videos oder Selfies, ergänzt durch Text, Emojis oder Filter, und sind nur 24 Stunden lang sichtbar. Dieser begrenzte Zeitrahmen sorgt für eine hohe Interaktion im Vergleich zu regulären Posts. Heutzutage sind Stories eine der beliebtesten Methoden, um sich in sozialen Medien zu verbinden und zu kommunizieren. Wenn Sie jedoch eine Story ansehen, kann der Ersteller Ihren Namen in seiner Viewer-Liste sehen, was ein Problem für die Privatsphäre sein kann. Was ist, wenn Sie Stories durchsuchen möchten, ohne bemerkt zu werden? Hier wird Anonstories nützlich. Es ermöglicht Ihnen, öffentliche Instagram-Inhalte anzusehen, ohne Ihre Identität preiszugeben. Geben Sie einfach den Benutzernamen des Profils ein, das Sie interessiert, und das Tool zeigt dessen neueste Stories an. Funktionen des Anonstories Viewers: - Anonymes Browsen: Sehen Sie Stories, ohne in der Viewer-Liste zu erscheinen. - Kein Konto erforderlich: Sehen Sie öffentliche Inhalte, ohne ein Instagram-Konto zu erstellen. - Inhalte herunterladen: Speichern Sie beliebige Story-Inhalte direkt auf Ihrem Gerät für die Offline-Nutzung. - Highlights anzeigen: Greifen Sie auf Instagram-Highlights zu, auch über das 24-Stunden-Fenster hinaus. - Repost-Überwachung: Verfolgen Sie Reposts oder Interaktionen bei Stories für persönliche Profile. Einschränkungen: - Dieses Tool funktioniert nur mit öffentlichen Accounts; private Accounts bleiben unzugänglich. Vorteile: - Datenschutzfreundlich: Sehen Sie sich beliebige Instagram-Inhalte an, ohne bemerkt zu werden. - Einfach und unkompliziert: Keine App-Installation oder Registrierung erforderlich. - Exklusive Tools: Laden Sie Inhalte herunter und verwalten Sie sie auf eine Weise, die Instagram nicht bietet.
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